L’allarme della Turchia: “Europa, preparati al disimpegno Usa dalla Nato”
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Redazione Esteri
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La minaccia, per quanto sgradevole e imbarazzante nei modi con cui viene declinata, ha smesso da tempo di apparire come una boutade estemporanea. Quando dalla Turchia, paese membro ma spesso anomalo nell’alleanza atlantica, arriva l’avvertimento che l’Europa si prepari a un progressivo disimpegno militare degli Stati Uniti, non si tratta di semplice diplomazia preventiva. Il presidente americano Donald Trump – che ormai siede nuovamente alla Casa Bianca da oltre un anno, un dato che non costituisce più novità – ha ventilato l’ipotesi di ridimensionare il proprio sostegno alla Nato per tutta una serie di ragioni concrete, alcune delle quali affondano le radici in attriti pregressi. Il casus più recente, a quanto risulta, è legato al rifiuto di diversi paesi europei di inviare navi nello Stretto di Hormuz nel bel mezzo della guerra contro l’Iran; un rifiuto che avrebbe inasprito la pazienza di Trump, già messa a dura prova da altre due questioni scottanti: la resistenza europea al progetto statunitense di acquisire la Groenlandia, e la prospettiva – stavolta confermata da fonti della Casa Bianca – di un parziale ritiro delle truppe dal Vecchio Continente.
Un retroscena dimenticato e una legge bipartisan del 2023
Chi ascolta le dichiarazioni più roboanti del presidente americano potrebbe liquidarle come tattiche negoziali, magari finalizzate a strappare maggiori contributi finanziari dai membri europei. Eppure, un retroscena cruciale – e ingiustamente dimenticato – suggerisce che il rischio sia stato considerato fin troppo reale già prima del ritorno di Trump alla Casa Bianca. Alla fine del 2023, quando il presidente in carica era ancora Joe Biden, il Congresso americano approvò a larga maggioranza bipartisan una legge dal tenore inequivocabile: vietare al presidente degli Stati Uniti di decidere da solo l’uscita dalla Nato. Un provvedimento del genere, va da sé, non viene approvato per caso o per semplice esercizio teorico; fu piuttosto una mossa preventiva, una gabbia legislativa costruita attorno a un timore specifico, cioè che un futuro inquilino della Casa Bianca potesse tentare una rottura unilaterale dell’alleanza. Detto questo, il fatto che oggi si discuta nuovamente di un disimpegno – magari non totale ma parziale – indica che lo spettro di una Nato senza gli Stati Uniti, o con una loro partecipazione fortemente ridimensionata, non è più un esercizio accademico.
Le basi militari e la leva delle truppe in Europa
Secondo un dettagliato articolo del Wall Street Journal, la strategia di Trump non passerebbe necessariamente attraverso una denuncia formale del trattato atlantico. Più verosimilmente, il presidente userebbe la leva della dislocazione delle truppe – strumento su cui gode di ampia discrezionalità – per premiare o punire gli alleati a seconda del loro allineamento, o della mancanza di esso, nella guerra contro l’Iran. Paesi che non sostengono a suo giudizio adeguatamente questo fronte potrebbero vedersi ridurre il contingente americano stanziato sul proprio suolo. Non solo: la possibilità concreta, ventilata dalle stesse fonti, è che almeno una base militare statunitense venga chiusa in Europa. Le candidate naturali, per ragioni puramente logistiche e politiche, sarebbero quelle situate in Germania, Spagna o persino in Italia; paesi questi che, per diversi motivi, hanno manifestato in passato resistenze o perplessità rispetto ad alcune iniziative americane. La chiusura di una base, occorre ricordarlo, non è un gesto puramente simbolico: implica la ricollocazione di personale, mezzi e capacità di proiezione, indebolendo la deterrenza sul fianco orientale dell’alleanza.
Il futuro della Nato senza la certezza americana
In un contesto internazionale segnato dal nuovo deragliamento della Russia, dalla ricomparsa di «prepotenti» in giro per il mondo – espressione con cui diversi analisti indicano potenze regionali sempre più assertive – e dalla messa in dubbio sistematica del diritto internazionale, l’alleanza atlantica apparirebbe quanto mai indispensabile per dissuadere i male intenzionati. Ma Trump la vede diversamente: il suo «americano-centrismo», unito a modi che perfino i suoi alleati definiscono imbarazzanti, sta provocando fratture profonde con l’Occidente europeo. L’interrogativo che circola nei palazzi del potere da Varsavia a Parigi, passando per Berlino, è sempre lo stesso: cosa sarebbe una Nato senza gli Stati Uniti, o con una presenza americana ridotta a mero supporto logistico e non più a garanzia di sicurezza collettiva? Non esiste una risposta semplice, ma esiste la consapevolezza – alimentata dall’allarme turco e dai retroscena legislativi del 2023 – che l’Europa farebbe bene a prepararsi al peggio, senza darlo per scontato.




