Nino Benvenuti, il campione che incantò il mondo, muore a 87 anni
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Redazione Sport
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Si è spento a Roma, all’età di 87 anni, Nino Benvenuti, uno dei più grandi pugili italiani di tutti i tempi. Medaglia d’oro alle Olimpiadi di Roma del 1960 nella categoria welter e campione del mondo dei pesi medi tra il 1967 e il 1970, Benvenuti ha scritto pagine indelebili nella storia dello sport, diventando un simbolo di eleganza, tecnica e determinazione. Nato a Isola d’Istria il 26 aprile 1938, in un’epoca in cui quel territorio era ancora italiano, avrebbe presto trasformato il suo nome in una leggenda, non solo per i successi sul ring ma anche per la capacità di trascendere lo sport, approdando al cinema e alla televisione.
Quella di Benvenuti fu una carriera costellata di trionfi, ma anche di sfide memorabili, come i tre incontri con l’americano Emile Griffith, che lo videro prima vincitore e poi sconfitto in un’epica rivalità. E poi Carlos Monzón, che nel 1970 gli strappò il titolo mondiale in una battaglia senza esclusione di colpi. Fu un’epoca in cui l’Italia intera si fermava davanti alla tv per seguire le sue imprese, in cui la boxe non era solo sport ma epopea popolare.
A ricordarlo, oggi, non solo i tifosi ma anche chi condivise con lui palcoscenici e allenamenti. Francesco Damiani, ex campione dei massimi, lo ha definito «una perdita gravissima per il pugilato», mentre il governatore del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, ne ha sottolineato «l’immensa umanità e la classe che lo hanno reso un modello».
Tra i momenti più luminosi della sua carriera, l’oro olimpico a Roma, dove incrociò anche un giovane Cassius Clay, destinato a diventare Muhammad Ali. «Vidi il più grande», avrebbe detto anni dopo, in un documentario di Emanuela Audisio, ripercorrendo quei giorni in cui il pugilato sembrava toccare il cielo.




