Addio a Nino Benvenuti, il campione che portò l’Istria nel cuore
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Redazione Sport
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Con la scomparsa di Nino Benvenuti, avvenuta a 88 anni, se ne va un altro esule istriano, la cui vita è stata segnata tanto dal successo sportivo quanto dal dolore dell’esilio. Nato a Isola d’Istria nel 1938, Benvenuti visse sulla propria pelle le ferite del secondo dopoguerra, quando la sua famiglia, come migliaia di altre, fu costretta a lasciare tutto. Suo fratello, imprigionato dalla polizia titina, non si riprese mai completamente, mentre la madre morì di crepacuore. Lui, invece, trovò nel pugilato non solo una via di fuga, ma un modo per dare voce a quel dolore trasformandolo in gloria.
Diventato campione olimpico a Roma nel 1960 e poi mondiale in due categorie diverse, Benvenuti fu un simbolo dello sport italiano, ma anche di un’identità spezzata. Nonostante i trionfi, non dimenticò mai la terra natale, tanto da volere che le sue ceneri fossero sparse al largo di Isola d’Istria, in un gesto che chiude idealmente il cerchio di un esilio durato una vita.
Alla camera ardente, allestita nel salone d’onore del Coni, sono arrivate le testimonianze di chi lo ha conosciuto e ammirato. Giovanni Malagò, presidente del Coni, lo ha definito «una figura epica», capace di «accompagnare intere generazioni» con le sue gesta. Gianfranco Fini, che lo sposò nel 1998, ne ha ricordato l’amore per l’Italia e per il tricolore, sentimenti radicati proprio in quel legame mai spezzato con l’Istria.




