Israele respinge la tregua, mentre il Washington Post svela il piano Usa per Gaza e una flottiglia di attivisti salpa da Barcellona

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il governo israeliano, attraverso le parole del ministro della Cultura e dello Sport Miki Zohar, ha categoricamente escluso che un cessate il fuoco temporaneo – finalizzato al rilascio degli ostaggi ancora detenuti a Gaza – possa essere «all’ordine del giorno» nella riunione di gabinetto di domenica 31 agosto. Una posizione, questa, che si è andata a cristallizzare in un momento di grande pressione interna, con i familiari dei prigionieri che, in occasione del settocentesimo giorno di conflitto, hanno indetto una grande manifestazione di protesta davanti alla residenza del premier Benjamin Netanyahu a Gerusalemme, chiedendo a gran voce la fine delle ostilità e il rimpatrio dei loro cari.

Nel frattempo, mentre da Gaza City – ormai accerchiata – giungevano notizie di nuovi vittimi tra i civili in attesa di aiuti umanitari, il «Washington Post» ha pubblicato i dettagli di un presunto piano statunitense per la ricostruzione dell’enclave palestinese. Il progetto, che non è stato ufficialmente confermato dalla Casa Bianca, prevedrebbe lo sfollamento della popolazione verso altre aree in cambio di un contributo economico annuo di cinquemila dollari per un periodo di quattro anni, oltre a un sostegno alimentare e all’assegnazione di “token digitali”, la cui natura e funzione non sono state ancora completamente chiarite.

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