Kamchatka, terremoto da 8.8 tra i dieci più forti della storia

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il sisma che ha scosso la penisola russa della Kamchatka nella notte del 30 luglio, con una magnitudo di 8.8, si è guadagnato un posto tra i dieci terremoti più violenti mai registrati dall’U.S. Geological Survey. L’evento, che ha generato un’onda tsunami nell’intero Pacifico settentrionale, ha riportato alla memoria i grandi disastri sismici del passato, a partire dal record assoluto del 1960 a Valdivia, in Cile, dove una scossa di 9.5 causò oltre 1600 vittime, molte delle quali travolte dal maremoto successivo.

L’allerta, diffusa in tempo reale dalle autorità internazionali, ha coinvolto un’area vastissima: dall’Alaska alle Hawaii, dal Giappone alla Nuova Zelanda. Alle Hawaii, le sirene hanno risuonato nell’aeroporto di Kahului, sull’isola di Maui, mentre i passeggeri venivano fatti evacuare ai piani superiori. In Giappone, dove le onde hanno raggiunto la prefettura di Ibaraki, i trasporti hanno subito interruzioni, con la sospensione dei traghetti tra Hokkaido e Aomori e il rallentamento di alcune linee ferroviarie.

Nella Kamchatka, nonostante i danni riportati da edifici e infrastrutture, non si registrano feriti gravi. La rapidità delle evacuazioni, unita alla bassa densità abitativa della regione, ha limitato le conseguenze, ma il terremoto ha riacceso il dibattito sulla preparazione ai rischi geologici in un’area storicamente esposta a fenomeni simili. Quello del 30 luglio, del resto, non è il primo né sarà l’ultimo: la lista dell’USGS, che ora dovrà essere aggiornata, include già altri eventi devastanti, come il terremoto dell’Alaska del 1964 (9.2) e quello di Sumatra nel 2004 (9.1), legato a uno degli tsunami più distruttivi della storia moderna.

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