L'inflazione rallenta a Roma ma il caro-vita morde ancora al Nord, tra balzi della spesa e ristorazione in salita

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Redazione Economia Redazione Economia   -   A Roma, mentre l'anno volgeva al termine, l'inflazione ha toccato il punto più basso degli ultimi cinque anni, attestandosi sull'1,2 per cento, un dato che riporta la dinamica dei prezzi ai livelli antecedenti allo shock energetico seguito all'invasione russa in Ucraina. I numeri definitivi dell'indice Nic, elaborati dal Campidoglio sulla base delle rilevazioni Istat, descrivono un 2025 caratterizzato da un progressivo, anche se disomogeneo, raffreddamento della spirale dei prezzi, il cui culmine si è registrato proprio nell'ultimo mese dell'anno. Un quadro che, se da un lato sembra indicare una normalizzazione, dall'altro non cancella le profonde alterazioni che hanno stravolto i bilanci familiari negli anni passati, le cui conseguenze continuano a farsi sentire, come dimostrano altre realtà del Paese.

La controtendenza ferrarese e il peso del carrello

Contrariamente alla tendenza romana, la città di Ferrara ha invece chiuso il 2025 con un'impennata dei prezzi nel mese di dicembre, che ha portato il tasso tendenziale a un +1,2%, in linea con la media nazionale, mentre su base mensile l'aumento è stato dello 0,6%. A trainare questa crescita, che qualcuno definisce una "fiammata" di fine anno, è stato soprattutto il comparto alimentare, il quale ha fatto registrare un incremento dell'1,9% su base annua e dello 0,5% nel solo mese di dicembre, complici le festività natalizie che hanno sempre un impatto sui consumi e sulle tariffe. Questi dati, ufficializzati dall'ufficio statistico comunale, evidenziano come la discesa dell'inflazione non sia un processo lineare e uniforme sul territorio, ma sia soggetta a riaccensioni settoriali e geografiche che mantengono alta l'attenzione sulle economie domestiche.

I servizi resistono all'aggiustamento

Un segnale di persistenza arriva poi dal settore dei servizi di ristorazione, il cui indice dei prezzi a dicembre è rimasto stabile a un +3,4%, ben al di sopra della media generale. Nella media dell'intero anno 2025, del resto, i prezzi della ristorazione, sia essa commerciale o nei pubblici esercizi, hanno segnato una crescita del +3,2% rispetto ai livelli del 2024, confermando una dinamica inflazionistica più tenace in quest'area dei consumi. Questo dato, che si inserisce in un contesto di inflazione media annuale salita all'1,5% dal +1,0% del 2024, suggerisce che il cosiddetto "riallineamento" dei costi per le famiglie debba fare i conti con voci di spessa che mostrano una certa rigidità al ribasso, andando a compensare, per molti, i timidi segnali di miglioramento registrati altrove.

Il pesante strascico degli anni passati

La reale portata della crisi del costo della vita, tuttavia, si misura guardando al medio periodo, come dimostra il caso di Verona. Nonostante negli ultimi due anni i rincari abbiano assunto un ritmo più contenuto, le famiglie continuano a subire le conseguenze della violenta impennata del biennio 2022-2023. L'Istat ha recentemente ricordato che, nell'arco di quattro anni tra l'ottobre 2021 e l'ottobre 2025, i prezzi dei beni alimentari hanno accumulato un aumento del 24,9%, superando di quasi otto punti percentuali l'incremento generale dell'indice dei prezzi al consumo, fermo al 17,3%. Un divario che si traduce in centinaia di euro di spesa aggiuntiva all'anno per i nuclei familiari, un aggravio che pesa sulle scelte di ogni giorno e che non viene certo azzerato dai modesti miglioramenti dei tassi tendenziali.

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