L'inflazione a settembre si conferma all'1,6%, ma il caro-vita morde ancora

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Economia Redazione Economia   -   Nonostante la stabilità del tasso d'inflazione, che a settembre si attesta al +1,6% replicando il dato di agosto, le famiglie italiane continuano a sperimentare un sensibile aumento della spesa quotidiana, la quale, secondo le stime, comporta un aggravio annuo di circa 528 euro per ogni nucleo familiare. Questo paradosso, per cui un indicatore apparentemente fermo cela una pressione economica costante, trova una sua spiegazione nel fatto che i prezzi, già elevati, continuano a salire, sebbene a un ritmo identico a quello del mese precedente, erodendo ulteriormente il potere d'acquisto. Se da un lato si osserva un deciso rallentamento per i servizi legati ai trasporti, è il comparto energetico a registrare una preoccupante accelerazione, con rincari che interessano tanto i beni a mercato libero quanto quelli tutelati.

Il carrello della spesa e le divergenze territoriali

La cosiddetta "inflazione di fondo", che esclude gli energetici e gli alimentari freschi, mostra un lieve rallentamento, attestandosi al +2,2%. Tuttavia, il cosiddetto carrello della spesa, che misura l'aumento dei soli beni alimentari, si porta a un significativo +3,1%, seppure in lieve calo rispetto al mese di agosto. All'interno di questo panorama nazionale, che appare tutt'altro che omogeneo, emergono forti discrepanze geografiche: Napoli, con un tasso del +2,4%, e Bolzano, al +2,2%, guidano la classifica delle città dove il costo della vita cresce più rapidamente. All'estremo opposto, si collocano realtà come Modena, Palermo e Reggio Emilia, tutte ferme a +0,8%, mentre Campobasso registra l'incremento più contenuto d'Italia, pari a un misero +0,4%.

I generi alimentari che pesano sul bilancio familiare

Analizzando il dato tendenziale su base annua, che segna un +1,5%, si comprende come la spinta inflazionistica sia essenzialmente figlia del caro-spesa. L'indice dei prezzi degli alimentari, infatti, rimane stabilmente alto a +3,1%, con picchi notevoli che colpiscono diversi comparti fondamentali. La carne, ad esempio, vede un rincaro del +5,9%, mentre i latticini e le uova salgono del +5,1%. Ben più marcato è l'aumento per caffè, tè e cacao, il cui prezzo medio è esploso del 19,7% su base annua. In questo scenario, fanno eccezione gli oli e i grassi, il cui indice tendenziale prosegue in una netta controtendenza, segnando un -12,4%, un dato che risulta identico a quello registrato nel mese di agosto.

La voce dei consumatori: "Tasche che si svuotano"

La posizione dell'Unione Nazionale Consumatori, rappresentata dal suo presidente Massimiliano Dona, non lascia spazio a interpretazioni, definendo quella attuale una "stabilità apparente". Secondo l'associazione, il fatto che l'inflazione tendenziale sia ferma non è un segnale positivo, bensì la conferma che "le famiglie sono sempre più inguaiate e che le loro tasche si svuotano ancor di più". Questo giudizio perentorio si basa sulla considerazione che, finché i prezzi continuano a salire, seppure allo stesso ritmo del periodo precedente, le difficoltà per i cittadini non possono che acuirsi, dato che i livelli di partenza, in valore assoluto, erano già definiti "stellari".

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.