L'economia italiana cresce, ma i consumi restano deboli: inflazione in calo, ma il caro-spesa morde
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Redazione Economia
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Nonostante le tensioni internazionali e l’incertezza legata ai dazi commerciali – che Trump ha riportato al centro della scena con la sua politica protezionista – l’Italia chiude il primo trimestre del 2025 con un incremento del Pil dello 0,3%, superando le attese. Un dato che, seppur modesto, conferma la tenuta del sistema produttivo, come sottolinea Confesercenti, la quale avverte però che la crescita “resiste per ora”, mentre i consumi delle famiglie, pur in lieve aumento (+0,6%), segnano il passo rispetto all’anno precedente, quando la variazione era stata più che doppia (+1,5%).
A complicare il quadro, nonostante il rallentamento dell’inflazione – scesa all’1,7% a maggio, trainata in basso dai prezzi dell’energia – persiste il rincaro del carrello della spesa, che registra un +3,1% su base annua, con picchi preoccupanti per i beni alimentari. “Per gli alimentari, il rialzo è pazzesco”, lamentano i consumatori, che faticano a percepire i benefici del calo generale dei prezzi. Se da un lato i costi dell’energia, sia nel mercato regolamentato (-2,6 punti percentuali rispetto ad aprile) sia in quello libero (-4,3%), alleggeriscono la pressione inflazionistica, dall’altro i prodotti lavorati continuano a pesare sul bilancio delle famiglie.
La situazione italiana riflette in parte quella europea, dove la Spagna segna un’inflazione all’1,9%, mentre la Germania si attesta al 2,1%, un dato che potrebbe influenzare le decisioni della Bce nella riunione del 5 giugno. Se molti analisti si aspettano un nuovo taglio dei tassi, la stabilità tedesca rappresenta un elemento di cautela, in un contesto dove le dinamiche dei prezzi restano disomogenee.




