EssilorLuxottica, conti in linea ma il mercato punisce il titolo: dubbi sugli occhiali smart
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
Il dado è tratto, o meglio, i numeri sono stati messi nero su bianco: il colosso italo-francese dell’occhialeria ha chiuso il primo trimestre del 2026 con ricavi pari a 7,127 miliardi di euro, segnando un incremento del 10,8% a cambi costanti. Si tratta, va detto, del terzo trimestre consecutivo di crescita a doppia cifra, un dato che, sulla carta, confermerebbe la solidità di un gruppo ormai guidato da Francesco Milleri e sempre più proiettato verso una dimensione da med-tech, dove l’intelligenza artificiale – basti pensare alla collaborazione con Meta, la società madre di Facebook e Instagram – gioca un ruolo da protagonista. Eppure, come spesso accade in Borsa, la reazione è stata paradossalmente inversa rispetto all’ottimismo dei fondamentali.
Numeri da manuale e un passo falso in parquet
Nonostante la performance operativa, il titolo ha subito una flessione netta sulla piazza parigina, toccando un -4,44% e posizionandosi tra i peggiori del listino CAC 40. Se da un lato la crescita bilanciata tra le due divisioni (Professional Solutions e Direct to Consumer) e il buon andamento in Nord America (+12,5%) rappresentano indubbiamente un vantaggio competitivo, gli analisti guardano con preoccupazione al futuro prossimo. I cosiddetti "smart glasses", ovvero gli occhiali connessi che rappresentano la scommessa tecnologica più ambiziosa del gruppo, sembrano essere diventati un’ago della bilancia troppo pesante. I risultati, sostanzialmente allineati alle attese, non sono bastati a fugare i dubbi sulla capacità del colosso di sostenere il ritmo di crescita richiesto per i prossimi anni.
Mentre marchi come Ray-Ban e Oakley continuano a trainare le vendite grazie proprio ai modelli abilitati all’AI, gli investitori temono che la concorrenza nel settore dei wearable si faccia serrata e che la domanda per i modelli di nuova generazione possa non essere così rapida da giustificare le valutazioni attuali. Equita Sim, pur confermando il giudizio "buy", ha limato il prezzo obiettivo da 295 a 290 euro, segnalando come, sebbene i ricavi siano "molto allineati", permangano incertezze legate alla pressione competitiva e alla resilienza dei consumi sul business tradizionale.
Le due facce della medaglia finanziaria
A rendere la situazione ancora più complessa, ci pensano le previsioni per l’esercizio in corso. Alcuni broker, come Kepler Cheuvreux, hanno sottolineato che le stime inrate nel trend per il 2026 implicano una crescita superiore al 13% nei prossimi trimestri; un target definito "ambizioso" considerando la difficoltà dei confronti con lo stesso periodo dell’anno precedente. La società, dal canto suo, ha ribadito le previsioni quinquennali di solida crescita dei ricavi, ma la fiducia del management non ha trovato eco tra i trader, pronti ad approfittare di ogni potenziale debolezza tecnica.
Se lo stato maggiore dell’azienda esalta il "robusto slancio" alimentato dall’espansione nel mercato della miopia (in crescita del 26%) e dal buon avvio dei nuovi modelli ottici Ray-Ban Meta, il mercato sembra aver messo nel mirino l’elevato giudizio di "buy" generalizzato. Jefferies mantiene un target ben più alto (325 euro), ma il titolo arretra, segno evidente che la narrativa del "buy" non basta più a sostenere le quotazioni in un contesto di incertezza macroeconomica.
Strategie e nuove frontiere del retail
Sul fronte strategico, EssilorLuxottica non si ferma. L’acquisizione di Top Charoen in Thailandia, che ha aggiunto circa 2mila punti vendita alla rete, porta il totale degli store a livello globale a quota 20mila, consolidando la presenza su un mercato asiatico dal potenziale elevato. Tuttavia, questa espansione fisica non è bastata a calmare gli animi. Il supporto tecnico individuato dagli analisti si attesta ora a 188,8 euro, con una resistenza posta a 197,5; valori che disegnano uno scenario in cui il titolo potrebbe trovarsi esposto a nuove ondate ribassiste se i prossimi lanci di prodotto non dovessero centrare in pieno gli obiettivi di vendita.
In sostanza, il trimestre da record passa in secondo piano. La sfida, per Milleri e i suoi, non è più solo quella di vendere montature, ma di dimostrare di saper governare un ecosistema tecnologico in rapida evoluzione, dove l’obsolescenza dei prodotti è veloce quanto la creatività dei competitor.




