Il sonno, nuovo paradigma del benessere: dai dati del mercato alle patologie dimenticate

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Redazione Salute Redazione Salute   -   La cesura tra la concezione del riposo notturno come mera necessità fisiologica e la sua attuale definizione di pilastro fondamentale della salute pubblica appare ormai definitivamente compiuta. Se il mercato globale del benessere, secondo le rilevazioni del Global Wellness Institute riportate da Ansa, continua la sua inarrestabile ascesa fino a toccare i 6.800 miliardi di dollari, con una proiezione che lo vuole oltre i 9.800 entro il 2029, è all’interno di questo macrocosmo che si staglia la crescita impetuosa di un settore specifico: quello legato al sonno, cresciuto del 12,6% negli ultimi cinque anni. Un incremento che non rappresenta una moda passeggera, bensì la risposta del mercato – e della scienza – a un bisogno profondo di riequilibrio, in un’epoca che ipertrofizza la produttività a discapito del recupero psicofisico. Non è un caso, del resto, che l’Istituto superiore di sanità abbia scelto di aderire alla Giornata mondiale del sonno del 13 marzo 2026, promuovendo un’iniziativa che, sotto il claim “Dormi bene, vivi meglio”, tenta di fare chiarezza su un aspetto della vita quotidiana troppo spesso dato per scontato.

I numeri, quando si parla di salute, hanno il pregio di restituire oggettività a un dibattito talvolta incline alla superficialità. E i numeri, in Italia, disegnano uno scenario complesso, per non dire preoccupante. Oltre 24 milioni di adulti nel nostro paese convivono con qualche forma di disturbo legato al sonno, una statistica che spazia dalle più lievi difficoltà di addormentamento fino a patologie serie e strutturate. Tra queste, l’insonnia cronica o transitoria colpisce circa 12 milioni di persone, configurandosi come il disturbo più diffuso e, forse, anche il più banalizzato. Accanto a essa, le apnee ostruttive del sonno rappresentano l’altra faccia della medaglia: una condizione caratterizzata da ripetute interruzioni del respiro, spesso sottodiagnosticata – si stima che solo 460mila persone abbiano ricevuto una diagnosi a fronte di una platea di milioni di individui a rischio – e gravida di conseguenze che vanno ben oltre la mera stanchezza diurna. Il Manuale MSD, del resto, associa senza possibilità di equivoco l’apnea ostruttiva non trattata a un rischio aumentato di ipertensione, fibrillazione atriale e altre aritmie, fino all’insufficienza cardiaca, senza dimenticare i pericoli legati alla sonnolenza alla guida. La patologia, più frequente negli uomini ma in forte crescita nelle donne dopo la menopausa, si manifesta talvolta in modo subdolo, e in molti – soprattutto nel genere femminile – faticano ad aderire alla terapia con CPAP, percepita come un ostacolo all’intimità e all’estetica notturna.

E se le apnee e l’insonnia rappresentano i disturbi più noti al grande pubblico, esistono fenomeni emergenti che meritano un’analisi più attenta. Il cosiddetto “social jetlag”, ad esempio, è un disallineamento tra i ritmi circadiani imposti dalla biologia e quelli, invece, dettati dagli impegni sociali e lavorativi: si dorme poco e male durante la settimana per cercare di recuperare nel weekend, creando uno sfasamento paragonabile a quello di un continuo viaggio attraverso i fusi orari. Parallelamente, la tecnologia che prometteva di ottimizzare il riposo rischia di diventare un boomerang: l’ortosomnia, termine coniato per descrivere l’ossessione nel raggiungere un sonno perfetto e quantitativamente ineccepibile, spinge molte persone a monitorare ogni parametro notturno, alimentando un circolo vizioso di ansia prestazionale che finisce per minare la qualità del riposo che si vorrebbe migliorare. Un paradosso, questo, che vede l’iper-controllo trasformarsi in nemico giurato della naturalezza del dormire.

Sul fronte della ricerca farmacologica e dell’accesso alle cure, si registrano passi avanti significativi che denotano una rinnovata attenzione istituzionale verso questi temi. L’Agenzia italiana del farmaco, con una determina pubblicata in Gazzetta Ufficiale, ha recentemente esteso la prescrivibilità di daridorexant – un antagonista selettivo dei recettori dell’orexina indicato per l’insonnia cronica – a tutti i medici di medicina generale, superando la precedente limitazione che lo riservava ai soli centri specialistici. Una decisione che, nelle intenzioni, mira a intercettare precocemente il disagio direttamente nei luoghi di cura primari, riconoscendo all’insonnia la dignità di patologia a sé stante e non di mero sintomo accessorio. Non solo adulti, però: la Società italiana di neonatologia, per voce del presidente Massimo Agosti e della professoressa Luana Nosetti, ha ribadito l’importanza del “decalogo del sonno sicuro” per i neonati, sottolineando come la posizione supina e la condivisione della stanza – ma non del letto – siano misure fondamentali per ridurre il rischio di SIDS

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