L'Europa in guerra: il cambio di paradigma e le sue implicazioni
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
L'escalation bellica in Europa ha suscitato orrore, sdegno e preoccupazione, in particolare per la strage avvenuta nella Crocus City Hall di Mosca. La discussione si è intensificata non solo sulla tesi divisiva dell'emissione di debito comune dell'Unione per organizzare una difesa europea, ma anche sul mancato raggiungimento di un'intesa nel Consiglio del 21 e 22 marzo sull'utilizzo dei beni russi (titoli e contanti) custoditi dal depositario centrale belga Euroclear e congelati come sanzioni comminate alla Russia.
Il cambio di paradigma
L'Europa, un tempo simbolo di pace, si trova ora a dover affrontare una realtà di guerra. Questo cambio di paradigma è stato evidenziato nel documento del presidente del Consiglio europeo Charles Michel. Le parole vuote di significato vengono enfatizzate e, se le circostanze spingono in questa direzione, gli uomini verseranno fiumi di sangue, accumuleranno rovine su rovine, ripetendo queste parole, senza poter mai ottenere effettivamente qualcosa che a queste parole corrisponda.
La spirale di guerra
Le democrazie si perdono nella spirale di guerra. L'aspetto più drammatico e insieme più penoso dell'escalation bellica in atto è la pochezza e l'irresponsabilità dei nostri governanti. Il Consiglio Ue parla serenamente della possibilità di una guerra globale, di uno scontro diretto con la Russia sul suolo europeo e della necessità di un ulteriore riarmo.
Prepararsi alla guerra per avere la pace
"Prepararsi alla guerra per avere la pace" è la sciocca massima ripetuta dal presidente del Consiglio europeo Charles Michel. Questa frase riflette la gravità della situazione attuale e la necessità di prepararsi per il peggio, pur sperando nel meglio. Tuttavia, la questione rimane: fino a che punto siamo disposti a sacrificare la pace per garantire la sicurezza?




