Giornata mondiale del sonno 2026, tra apnea silenziosa e rimedi termali
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Redazione Salute
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È il 13 marzo 2026 e, per la sedicesima volta dalla sua istituzione avvenuta nel 2008 ad opera della World Association of Sleep Medicine, si celebra la Giornata mondiale del sonno. Un appuntamento, questo, che cade ogni anno il venerdì della seconda settimana intera di marzo, e che quest’arriva con uno slogan, “Sleep Well, Live Better”, che suona quasi come un imperativo categorico in un’epoca – la nostra – dove il riposo viene costantemente sacrificato sull’altare della produttività e della connettività perenne. La ricorrenza, promossa oggi dalla World Sleep Society (l’organizzazione nata dalla fusione della federazione mondiale con la citata associazione di medicina del sonno), non è soltanto un contenitore di buoni propositi, ma diventa l’occasione per fare il punto su un diritto fondamentale, quello a un riposo di qualità, che per troppe persone rimane un miraggio.
Il quadro che emerge dai dati diffusi in queste ore, e che medici e specialisti cercano di portare all'attenzione del grande pubblico, è a dir poco preoccupante, soprattutto per quanto riguarda la sottovalutazione di patologie specifiche. Se è vero che dormire bene significa vivere meglio, è altrettanto vero che milioni di italiani dormono male senza nemmeno sapere di avere un problema clinico serio. A richiamare l’attenzione su questo aspetto è MedEA, una società che fornisce servizi di telemedicina, la quale in occasione della Giornata ha diffuso stime allarmanti relative alla sindrome delle apnee ostruttive del sonno, meglio nota con l'acronimo Osas. Si tratta di una condizione che, oltre a frammentare il sonno e renderlo non ristoratore, è associata a un incremento del rischio di complicanze cardiovascolari e metaboliche, eppure in Italia resta in larga parte sommersa.
Secondo le stime riportate, infatti, la fetta di popolazione adulta affetta da Osas supera abbondantemente la soglia del 10 per cento, ma il dato che più colpisce è quello relativo ai pazienti diagnosticati e curati: appena duecentomila. A fronte di questi, si stima che ci siano circa sei milioni di italiani i quali convivono con i sintomi del disturbo – russamento abituale, risvegli frequenti, stanchezza cronica e sonnolenza diurna – senza aver mai intrapreso un percorso diagnostico. Un ritardo, quello diagnostico, che la telemedicina sta provando a colmare avvicinando i servizi ai cittadini, per esempio attraverso le farmacie. In questi presidi, ormai da qualche tempo, è possibile effettuare esami di primo livello come la saturimetria notturna – che misura l'ossigenazione del sangue durante il riposo – o veri e propri test polisonnografici domiciliari, i cui dati vengono poi refertati a distanza da specialisti. Nel 2025, sempre secondo i dati di MedEA, le prestazioni di questo tipo erogate in farmacia hanno superato le 1.500, segnando un incremento del 30 per cento rispetto all'anno precedente e dimostrando una domanda crescente di percorsi diagnostici territoriali e meno complessi.
L’acqua calda e il rilassamento neuroendocrino
Parallelamente all’allarme per le patologie non diagnosticate, la Giornata mondiale del sonno 2026 offre lo spunto per riscoprire rimedi antichi ma supportati da evidenze scientifiche sempre più solide. Se la frenesia della vita moderna e l’esposizione costante agli schermi sono tra i principali nemici di un sonno ristoratore, la ricerca si sta concentrando su metodi naturali per favorire l’addormentamento e la qualità del riposo. In questo contesto si inserisce il legame, più volte indagato, tra balneoterapia e benessere notturno. Diverse strutture termali italiane, dalle Terme di Saturnia a quelle di Chianciano, fino alle Terme De Montel a Milano, stanno riscoprendo e promuovendo l’efficacia dell’acqua calda come alleata fisiologica del sonno.
Il meccanismo, spiegano gli esperti, è da ricercarsi nella termoregolazione rea. Immergersi in acqua calda, idealmente una o due ore prima di coricarsi, provoca una vasodilatazione periferica che favorisce la successiva e naturale diminuzione della temperatura corporea centrale, un segnale fondamentale che prepara il cervello all’ingresso nella fase del sonno. A questo si aggiunge un effetto diretto sul sistema neuroendocrino, con la riduzione del cortisolo – l’ormone dello stress – e l’aumento di serotonina ed endorfine, che producono un effetto ansiolitico naturale. In acque particolarmente ricche di minerali, come quelle solfuree di Saturnia, l’effetto è persino potenziato da sostanze come l'idrogeno solforato, riconosciuto come modulatore dei processi antinfiammatori, mentre acque ricche di magnesio, come quelle di Chianciano, contribuiscono alla regolazione del rilassamento muscolare e dell’equilibrio ormonale. Un recente studio osservazionale condotto a Saturnia ha mostrato come, dopo cicli di balneoterapia, la gravità dell’insonnia auto-riferita dai partecipanti si sia ridotta in maniera significativa, confermando che il gesto antico di immergersi nell’acqua può rappresentare una risposta concreta ai ritmi di vita sempre più sballati che la Giornata mondiale del sonno prova a contrastare.
La privazione cronica e i suoi effetti paragonabili all’alcol
Che si tratti di apnee ostruttive, di insonnia cronica o semplicemente di cattive abitudini, le conseguenze di un riposo inadeguato non si limitano a un calo di energia, ma producono effetti devastanti sulle funzioni cognitive e sulla sicurezza pubblica. Dormire meno di sei ore a notte, come spiega Matteo Bassetti, direttore della clinica di Malattie Infettive dell’ospedale San Martino di Genova, citando studi della Harvard Medical School, può ridurre i riflessi e la capacità di concentrazione al punto tale da rendere una persona simile, nei comportamenti, a chi ha assunto alcol. Diciassette ore di veglia continua equivalgono a un tasso alcolemico dello 0,05 per cento, mentre dopo ventiquattr’ore si arriva addirittura allo 0,10 per cento, ben oltre il limite legale per mettersi alla guida. Ne consegue che la privazione di sonno aumenta esponenzialmente il rischio di incidenti stradali, un aspetto di salute pubblica che rende la prevenzione e la diagnosi dei disturbi del sonno ancora più urgenti.




