Nordio e la separazione delle carriere: l’Anm pubblica un appello del 1994, il ministro replica

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La riforma della giustizia, con la separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e requirenti, torna al centro del dibattito dopo la pubblicazione di un documento risalente al 1994, firmato dall’allora pm Carlo Nordio, oggi ministro della Giustizia. L’Associazione nazionale magistrati (Anm) ha riportato alla luce un appello — apparso sulla rivista La magistratura — in cui Nordio, insieme ad altri colleghi della procura di Venezia, si dichiarava contrario alla divisione delle funzioni. «I sottoscritti magistrati aderiscono al comunicato dell’Anm, in quanto contrari alla divisione delle carriere», si legge nel testo.

La scelta di rendere pubblico quel documento, a poche ore dall’approvazione in Senato della riforma, non è casuale. L’Anm, che da mesi critica la proposta del governo, sembra voler mettere in luce un’incoerenza nel percorso del ministro. Nordio, da pm, sosteneva posizioni opposte a quelle che oggi difende. «Era iscritto all’associazione, nella corrente di destra», ricorda Felice Casson, ex collega a Venezia, sottolineando come la firma di Nordio non fosse isolata ma inserita in un contesto collettivo.

La replica del ministro non si fa attendere. Nordio ammette di aver cambiato idea, attribuendo la svolta a un episodio drammatico: il suicidio di un pm, che avrebbe maturato la convinzione della necessità di separare le carriere per evitare conflitti di ruolo. «Le esperienze personali possono modificare le prospettive», è la sua giustificazione. Una spiegazione che, però, non placa le polemiche, soprattutto tra chi vede nella riforma un rischio per l’autonomia della magistratura.

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