Milan e Corinthians, braccio di ferro per André: la trattativa si arena sul no del presidente Stabile

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La delicata operazione di mercato che dovrebbe portare il giovane centrocampista André Luiz Santos Dias, classe 2006, dal Corinthians al Milan si è improvvisamente incagliata. Nonostante le trattative avessero raggiunto uno stadio avanzato, con un'intesa di massima trovata sui 17 milioni di euro complessivi — una base fissa di 15 milioni cui si sarebbero aggiunti 2 di bonus — la fumata bianca tanto attesa dai rossoneri non è ancora arrivata. A opporre un veto netto, che ha gelato gli entusiasmi della dirigenza di via Aldo Rossi, è stato il presidente del club paulista, Osmar Stabile. La sua valutazione, e qui sta il nodo della disputa, è che la cifra pattuita con l'ufficio legale e l'area tecnica del Corinthians non sia sufficiente per lasciar partire un talento ritenuto strategico per il futuro della squadra brasiliana. La società rossonera, che aveva già imbastito la pratica con lo scambio di documenti e bozze contrattuali, si trova ora a fare i conti con un repentino cambio di scenario, un vero e proprio passo indietro del massimo dirigente sudamericano che ha di fatto rimesso in discussione l'intero accordo.

La ritrattativa e il nodo della percentuale del cartellino

Il fulcro della controversia, a ben vedere, non risiede soltanto nella differente valutazione economica del cartellino, che il Corinthians vorrebbe ora vedere lievitare fino a toccare richieste comprese tra i 22 e i 24 milioni di euro, ma anche nell'interpretazione dell'oggetto della vendita. Secondo quanto filtra dal Brasile, la proposta milanista di 17 milioni sarebbe riferita al 100% dei diritti economici del giocatore, una quota della quale il Corinthians detiene il 70% mentre il resto spetta allo stesso André e ai suoi procuratori. La nuova linea dettata dal presidente Stabile, invece, pretenderebbe che quella cifra, o comunque un importo sensibilmente maggiore, fosse destinata esclusivamente alla percentuale di proprietà del club, un ricalcolo che altererebbe profondamente i parametri finanziari della negoziazione. Il giocatore, va detto, aveva già manifestato il proprio gradimento per la destinazione milanese, spingendosi fino a rinunciare alla propria parte per favorire l'operazione, ma la sua volontà, pur chiara, non è bastata a scardinare la posizione del presidente.

Le pressioni esterne e il fattore ambientale

Un ruolo non secondario, in questo improvviso irrigidimento, lo hanno giocato le pressioni provenienti dall'ambiente attorno al Corinthians. Da un lato, l'allenatore Dorival Junior ha espresso pubblicamente il proprio malcontento, sottolineando come la cessione di un elemento così promettente avrebbe indebolito la rosa a sua disposizione in una fase cruciale della stagione. Dall'altro, la piazza e i tifosi, attraverso i social network e non solo, hanno manifestato in modo vibrante la loro opposizione alla partenza di quello che considerano uno dei gioielli del vivaio. Questi fattori, sommando il malumore tecnico a quello popolare, hanno di fatto messo Stabile con le spalle al muro, costringendolo a una marcia indietro che ha pochi precedenti per modalità e tempistica, soprattutto dopo che gli scambi di corrispondenza tra i club sembravano aver già definito i termini principali dell'affare.

Lo stallo e le conseguenze sul centrocampo rossonero

La situazione, al momento, è di stallo totale. Il Milan, forte delle intese precedentemente raggiunte con l'apparato dirigenziale del Corinthians, valuta ora con attenzione le prossime mosse, soppesando l'opportunità di un rilancio economico rispetto all'ipotesi, sempre percorribile ma complessa, di adire le vie legali presso la FIFA per far valere la natura vincolante della documentazione già scambiata. Di riflesso, questa incertezza prolungata proietta ombre anche sulle dinamiche interne al club milanista, dove la possibile permanenza del centrocampista francese Youssouf Fofana, il cui nome era stato accostato a una partenza per fare spazio al nuovo arrivo, sembra ora meno scontata. Quella che doveva essere una trattativa in discesa si è trasformata in una complessa partita diplomatica, con André che osserva da lontano, in attesa che i due club trovino una quadra, consapevole che il suo futuro immediato è sospeso tra il desiderio di approdare in Europa e la volontà del suo presidente di non privarsene a condizioni considerate inadeguate.

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