Il dj Bresciani e i 220mila euro nel mirino della Finanza: "La contabilità è regolare"
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Redazione Interno
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L’avvocato Antonio Olmi, legale del disc jockey Marco Bresciani, ha replicato alle accuse dell’autorità finanziaria dichiarando che “la contabilità risulta regolare”. Secondo l’interlocutore, il suo assistito, figura di spicco nel panorama musicale della Versilia, “ha sempre tenuto una contabilità puntuale e completa di ogni evento a cui ha partecipato”. Questa presa di posizione arriva a seguito di una articolata inchiesta condotta dal Comando provinciale della Guardia di Finanza di Lucca, che avrebbe esaminato un arco temporale di due anni e mezzo, durante i quali l’artista si sarebbe esibito in numerose occasioni. Gli accertamenti, che hanno spaziato su un territorio assai vasto che dalla zona di Sarzana giunge fino a Cecina, coinvolgendo la stessa area apuana, avrebbero portato alla luce un complesso di attività non dichiarate.
L’inchiesta delle Fiamme Gialle sugli incassi
La ricostruzione operata dai finanzieri di Viareggio, i quali hanno potuto acquisire elementi utili anche attraverso la consultazione di materiale pubblicato sui social network, indica una mole consistente di prestazioni lavorative. Si tratterebbe, nello specifico, di duecentocinquantasette eventi – tra sagre e serate in locali discografici – che avrebbero fruttato al dj introiti complessivi superiori ai duecentoventimila euro. Questa somma, di notevole entità, non sarebbe mai stata sottoposta a tassazione poiché, stando alla tesi accusatoria, l’uomo avrebbe operato senza essere mai stato iscritto al registro delle imprese e senza aprire una partita Iva, “risultando totalmente sconosciuto al fisco”. Il caso, che adesso approderà sul tavolo della magistratura, si configura quindi come una presunta evasione fiscale su larga scala, nata da una intensa attività professionale mai formalizzata.
La difesa e la documentazione fatturata
Contro tale quadro, la difesa di Bresciani oppone una versione dei fatti diametralmente opposta, puntando a smontare l’impianto investigativo costruito dagli agenti. La dichiarazione del legale Olmi, perentoria, fa leva sull’esistenza di una documentazione contabile che proverebbe la correttezza della gestione finanziaria del dj. “Ho sempre fatto regolare fattura”, è l’affermazione che viene attribuita allo stesso Bresciani, la quale, se confermata da adeguati riscontri, potrebbe ribaltare le conclusioni cui sono giunti gli investigatori. La vicenda, al di là dei suoi risvolti strettamente giudiziari, getta una luce sulle dinamiche del settore dell’intrattenimento musicale dal vivo, un ambiente dove a volte i confini tra lavoro occasionale e attività professionale continuativa possono apparire labili.
Gli sviluppi procedimentali in corso
Il procedimento, che vede attualmente l’indagato difendersi dall’ipotesi di frode fiscale, proseguirà il suo iter con la valutazione degli elementi a favore e a sfavore raccolti. Da un lato, l’accusa dispone di una mappatura dettagliata delle serate, supportata da prove digitali e riscontri materiali, che dimostrerebbe la continuità e la rilevanza economica dell’attività svolta. Dall’altro, la difesa annuncia di voler produrre in sede dibattimentale le fatture e i documenti che attestino la regolarità formale e sostanziale degli incassi. La questione centrale rimane la natura giuridica dei compensi percepiti e l’obbligo contributivo ad essi connesso, un nodo che dovrà essere sciolto dall’autorità giudiziaria competente.




