Mafia, l’amministratore giudiziario catanese e la “doppia contabilità”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   CATANIA – Nell'ambito di un'inchiesta condotta dalla Dda di Messina, un collaboratore di giustizia ha rivelato l'esistenza di una doppia contabilità nella gestione dell'amministrazione giudiziaria della Bellinvia. Secondo quanto dichiarato, venivano mantenute due contabilità: una ufficiale, messa a disposizione dell’amministratore giudiziario, che non frequentava l'azienda quotidianamente, e una in nero, utilizzata dai parenti di Ofria Salvatore.

Nel contesto di questa indagine, i carabinieri hanno eseguito un'ordinanza di sequestro preventivo di beni e denaro per un valore di 500 mila euro, emessa dal Gip del Tribunale di Messina, nei confronti di Salvatore Iannello, 42 anni, e della moglie Concetta Imbesi, 31 anni, entrambi già detenuti. Il provvedimento si basa sugli accertamenti patrimoniali effettuati dai carabinieri di Barcellona Pozzo di Gotto, sotto il coordinamento della Procura distrettuale antimafia di Messina, nei confronti di un clan dedito al traffico di ingenti quantitativi di cocaina, marijuana e hashish nel territorio barcellonese.

Nel 2022, Nicola Morra, allora senatore M5S e presidente della Commissione nazionale antimafia, durante un convegno a Barcellona Pozzo di Gotto, aveva sollevato pubblicamente il “caso Ofria”, denunciando la presenza della famiglia nell'azienda nonostante il sequestro. Il Gip del Tribunale di Messina, Simona Finocchiaro, su richiesta dei magistrati della Procura distrettuale antimafia Fabrizio Monaco e Francesco Massara, ha disposto l’integrazione del sequestro preventivo di beni immobili, stimati per un valore complessivo di 500 mila euro, nei confronti di Salvatore Iannello e della moglie Concetta Imbesi, coinvolti nella stessa inchiesta e destinatari di misure cautelari nell’operazione antimafia eseguita il 25 giugno 2024.

Le indagini proseguono, con l'obiettivo di fare luce sulle attività illecite e sui flussi finanziari legati al clan, mentre le autorità continuano a monitorare la situazione per garantire la legalità e la trasparenza nella gestione dei beni sequestrati.

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