Putin allarga i confini della retorica: "L’Ucraina è nostra", mentre l’economia rischia la recessione

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Vladimir Putin, intervenendo alla sessione plenaria del Forum economico di Pietroburgo, ha ribadito con toni perentori la sua visione dell’Ucraina come parte inalienabile della Russia. «Dove mette piede il soldato russo, quello è nostro», ha dichiarato, citando un antico adagio che, se da un lato sembrava voler stemperare le tensioni – affermando di non cercare la «capitolazione» di Kiev –, dall’altro ha finito per alimentare ulteriori polemiche. Quel confine tra ciò che è «nostro» e ciò che non lo è, infatti, appare sempre più sfumato, soprattutto quando lo stesso Putin insiste nel sostenere che russi e ucraini siano «un unico popolo».

Ma mentre il presidente russo rilancia la retorica espansionistica, gli oligarchi presenti in sala – molti dei quali legati a doppio filo con il Cremlino – ascoltavano con attenzione un altro passaggio del discorso: quello in cui Putin ha ammesso che «alcuni specialisti» segnalano rischi di stagnazione e recessione. «Non deve essere permessa in alcuna circostanza», ha avvertito, senza però chiarire come intenda evitarlo. Un nodo cruciale, considerato che le sanzioni occidentali e gli enormi costi del conflitto stanno logorando l’economia russa, nonostante i proclami ufficiali dipingano un quadro più roseo.

Intanto, il braccio di ferro con Kiev prosegue senza tregua. Volodymyr Zelensky ha accusato Mosca di aver consegnato alle autorità ucraine i corpi di venti soldati russi, un gesto che, se da un lato potrebbe essere letto come un’apertura, dall’altro si inserisce in un contesto di reciproche accuse sempre più aspre. Putin, dal canto suo, ha reagito duramente alle ipotesi – sollevate durante il forum – di un possibile uso ucraino di una «bomba sporca». «Sarebbe il loro ultimo errore», ha avvertito, lasciando intendere che la risposta russa sarebbe immediata e devastante.

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