La sentenza? Non voglio sapere: troppo dolore
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Redazione Interno
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La voce è stanca, quasi un sussurro che si fa fatica a cogliere. È quella di Laura Trio, madre di Alessandra Giuseppina Pirri, la più giovane delle tre vittime del disastro ferroviario di Pioltello, avvenuto il 25 gennaio 2018. Alessandra, impiegata di 38 anni, perse la vita insieme a due altre donne quando un treno regionale deragliò nella stazione di Pioltello, provocando oltre 200 feriti e traumi psicologici in molti passeggeri. A distanza di sette anni, Laura non ha voluto conoscere l’esito del processo. “No, per favore, non mi dica nulla. In questo momento non voglio sapere”, ha risposto, con un tono che tradisce un dolore ancora vivo, quando le è stato chiesto della sentenza.
Quella sentenza, emessa dal Tribunale di Milano, ha visto una sola condanna: cinque anni e tre mesi per Marco Albanesi, ex responsabile dell’Unità manutentiva di Brescia di Rete Ferroviaria Italiana (Rfi). Otto, invece, le assoluzioni, tra cui quelle dell’ex amministratore delegato di Rfi, Maurizio Gentile, e della stessa società, imputata come responsabile civile. Una decisione che ha lasciato molti perplessi, a partire dalla sindaca di Pioltello, Ivonne Cosciotti. “Non abbiamo mai cercato vendetta, volevamo giustizia”, ha dichiarato, sottolineando come la responsabilità non possa ricadere su un solo individuo. “Se così fosse, saremmo tutti in pericolo. Cose come queste dipendono da un processo organizzativo e, come tale, da una catena di individui. Penso che sia mancato anche un percorso di controllo, persino del singolo lavoratore”.
Tra i sopravvissuti, c’è Ilenia, che all’epoca della tragedia era una pendolare. Oggi, quasi sessantenne, continua a viaggiare in treno, ma il ricordo di quel giorno è indelebile. “Una condanna a cinque anni non vale tre vite che non ci sono più”, ha detto con amarezza. “Sono delusa, provo rabbia per un incidente causato dall’uomo, dalla mancanza di manutenzione. È assurdo. Come potrei essere soddisfatta per il risarcimento? Invece dei soldi, vorrei che quelle tre donne fossero ancora qui”.
Il disastro di Pioltello, che ha scosso l’opinione pubblica e riacceso il dibattito sulla sicurezza ferroviaria, è stato attribuito a una serie di errori umani e mancanze nella manutenzione dei binari. Tuttavia, il processo ha evidenziato le difficoltà nel far luce su una catena di responsabilità che, secondo molti, non si esaurisce con la condanna di un solo tecnico.




