Trump e Putin si incontrano in Alaska per cercare la pace in Ucraina, ma Kiev teme un accordo al ribasso
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Redazione Esteri
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Mentre la guerra in Ucraina entra nel suo quarto anno, gli Stati Uniti e la Russia stanno lavorando a un possibile accordo che, secondo fonti citate da Bloomberg, congelerebbe il conflitto e permetterebbe a Mosca di mantenere i territori occupati dall’invasione del febbraio 2022. Washington, da parte sua, sta cercando di ottenere il via libera di Kiev e degli alleati europei, anche se le resistenze ucraine rimangono forti, soprattutto riguardo alla cessione di territori.
Proprio per accelerare le trattative, Donald Trump e Vladimir Putin si incontreranno il 15 agosto in Alaska, una scelta simbolica – l’ex territorio russo ceduto agli Usa nel 1867 – ma anche strategica, essendo un luogo neutrale e lontano dai riflettori mediatici. L’incontro, il primo tra i due leader dal ritorno di Trump alla Casa Bianca, punta a sbloccare i negoziati, anche se non è ancora chiaro se Volodymyr Zelensky sarà invitato a partecipare. La Casa Bianca sta valutando la possibilità, ma finora non ci sono conferme ufficiali.
Non è la prima volta che l’Alaska diventa teatro di diplomazia ad alto livello: nel 2021, sotto l’amministrazione Biden, ospitò i colloqui tra Antony Blinken e il ministro degli Esteri cinese Wang Yi, un precedente che potrebbe aver influito sulla scelta. Stavolta, però, la posta in gioco è più alta, con milioni di vite appese a un possibile cessate il fuoco.
La trattativa ha avuto un percorso tortuoso. Nei giorni scorsi, Trump aveva sondato la disponibilità di Giorgia Meloni a ospitare il vertice a Roma, dopo che la capitale italiana era già stata al centro della diplomazia lo scorso aprile, quando il presidente americano incontrò Zelensky in Vaticano durante i funerali di Papa Francesco. L’ipotesi romana, però, è stata rapidamente smentita dall’agenzia russa Tass, lasciando campo libero all’Alaska come sede alternativa.
Se da un lato Trump si è detto fiducioso – “la pace è vicina” ha twittato – dall’altro permangono dubbi sulle reali intenzioni del Cremlino e sulla formula che potrebbe essere adottata. Kiev teme che un accordo basato sulle attuali linee del fronte finisca per legittimare l’annessione russa di Crimea e Donbass, mentre Mosca insiste per un riconoscimento dei “fatti sul terreno”. Intanto, l’Europa osserva con apprensione, consapevole che qualsiasi soluzione imposta senza il pieno consenso ucraino rischierebbe di minare la sicurezza continentale.




