Sci alpino, Julia Scheib vince il gigante di Are e conquista la Coppa di specialità

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Redazione Sport Redazione Sport   -   C’è un nuovo nome inciso sulla Coppa del Mondo di gigante femminile, e quel nome è quello di Julia Scheib, classe ’98, che sulle nevi svedesi di Are ha messo in fila tutte le avversarie per sigillare, con una prova di straordinaria autorità, il suo primo trofeo iridato di specialità. La ventisettenne austriaca, che mai prima di questa stagione si era imposta in una gara di Coppa, ha tagliato il traguardo con il tempo complessivo di 2’22”41, una prestazione che vale il quinto successo dell’annata e che, complice l’uscita di scena dell’unica rivale rimasta in corsa, assume i contorni della consacrazione definitiva. Ad Are, infatti, si respirava l’aria delle grandi occasioni, quella delle sfide che decidono i destini di un’intera stagione, e la tensione, palpabile già in avvio di seconda manche, si è trasformata in un boato di gioia al termine della discesa della svizzera Camille Rast, costretta a uscire dal tracciato dopo una manciata di porte e a dire addio, così, al sogno di rimandare tutto all’appuntamento norvegese di Lillehammer.

La cronaca di una domenica di trionfo e di amarezza

La mattinata svedese, con i suoi cieli coperti e quella luce particolare che solo il Nord sa regalare, aveva visto Rast primeggiare nella prima frazione di gara, rifilando undici centesimi di vantaggio proprio alla sua diretta inseguitrice nella classifica di specialità, Julia Scheib, e facendo ben sperare i tifosi elvetici in un finale ancora tutto da scrivere. Dietro di loro, a completare un podio virtuale dopo la prima discesa, c’erano la statunitense Paula Moltzan e la neozelandese Alice Robinson, due atlete in grado di insidiare chiunque, mentre Mikaela Shiffrin, reduce dai festeggiamenti per il suo trentunesimo compleanno, commetteva un errore che la relegava in dodicesima posizione, lontana dai riflettori ma non per questo meno pericolosa in ottica rimonta. Le italiane, dal canto loro, avevano retto l’urto: Sofia Goggia, ottava, appariva concentrata e pronta a giocarsi le sue carte in una specialità che non è la sua preferita ma che comunque affronta con il suo inconfondibile piglio, mentre Asja Zenere e Lara Della Mea si piazzavano rispettivamente nona e tredicesima, tenendo alta la bandiera azzurra in attesa del verdetto pomeridiano.

Poi, nel pomeriggio, la gara ha cambiato volto. La seconda manche, come spesso accade in questi frangenti, si è trasformata in una lotteria emotiva prima ancora che tecnica, con il tracciato che esaltava le qualità di chi sapeva osare e puniva senza appello la minima incertezza. Shiffrin, partita con il piglio della campionessa, ha sfoderato una progressione poderosa che l’ha portata a chiudere al quinto posto finale, un recupero di sette posizioni che dice molto sulla sua resilienza e sulla fame di vittoria che ancora la anima, lasciando intendere come la lotta per la Coppa generale sia tutt’altro che archiviata. La tedesca Emma Aicher, quarta, ha invece confermato di essere una realtà solida e in crescita, piazzandosi proprio davanti alla fuoriclasse a stelle e strisce e rosicchiando punti preziosi nella graduatoria generale.

Sono state però le ultime discese a regalare il vero, autentico spettacolo, con i cuori degli appassionati in gola. Alice Robinson, dopo aver chiuso la prima manche con un crono che lasciava presagire un podio, ha infiammato la pista con una seconda frazione che per lunghi istanti l’ha proiettata in testa, salvo poi essere scalzata da una straripante Paula Moltzan, capace di spingere sull’acceleratore dove le altre perdevano decimi preziosi. E quando ormai il miglior tempo sembrava appannaggio della statunitense, è scesa in pista Julia Scheib, con la determinazione di chi sa che il destino della Coppa è racchiuso in quei pochi, interminabili secondi di una discesa. La sua prova è stata un capolavoro di equilibrio e potenza, una discesa che l’ha portata a scavalcare Moltzan per trentasei centesimi, mettendo una pressione insopportabile sulle spalle di Rast, ultima a scendere e unica atleta in grado di privarla della gioia più grande. E proprio lì, nel momento decisivo, la tensione ha avuto il sopravvento: la svizzera, probabilmente consapevole che solo la vittoria le avrebbe consentito di mantenere accesa la fiammella della speranza, ha forzato l’ingresso in una porta, perdendo l’equilibrio e terminando la sua gara prematuramente, consegnando di fatto a Scheib non solo il successo di tappa, ma anche l’agognata Coppa di cristallo.

Le prestazioni delle azzurre e l’amaro epilogo per Goggia

Nella giornata che incorona l’austriaca, il capitolo italiano merita una lettura approfondita, fatta di luci e ombre che si rincorrono lungo il pendio svedese. Asja Zenere, con una prova solida e priva di errori macroscopici, ha centrato la decima piazza finale, un risultato che per l’azzurra rappresenta una conferma importante e che la proietta con fiducia verso gli appuntamenti conclusivi della stagione, blindando di fatto l’accesso alle finali. Poco più indietro, a completare il quadro di una squadra comunque presente e combattiva, si sono piazzate Ilaria Ghisalberti, diciottesima, Laura Pirovano, ventitreesima al rientro nella specialità che l’ha vista crescere, e Lara Della Mea, ventunesima ma condizionata da un mal di schiena che ne ha limitato la spinta.

Diverso, e inevitabilmente più amaro, il discorso per Sofia Goggia. La bergamasca, dopo una prima manche che l’aveva vista chiudere in ottava posizione con sensazioni incoraggianti, è incappata in un errore fatale nella seconda discesa: un dosso, probabilmente, o forse un cambio di pendio non perfettamente interpretato, l’ha fatta sbattere contro la porta, inclinando la linea e costringendola a una scivolata che ha interrotto bruscamente la sua gara. Un’uscita che brucia, non tanto per le implicazioni in classifica – la Coppa di specialità era ormai un obiettivo dichiaratamente irraggiungibile – quanto per l’occasione persa di capitalizzare una crescita tecnica nelle porte larghe che in questa stagione l’aveva vista più volte competitiva. Resta, per Goggia e per il gruppo guidato dal commissario tecnico, la consapevolezza di aver lottato e la necessità di voltare pagina in fretta, con lo sguardo già proiettato verso le discese libere che meglio si addicono alle sue caratteristiche.

Scheib eguaglia un record storico e scrive il suo nome nell’albo d’oro

Per comprendere la portata di quanto realizzato da Julia Scheib, basti pensare che l’Austria non vedeva una sua sciatrice trionfare nella classifica di gigante da un decennio esatto, dai tempi in cui Eva-Maria Brem issava il simbolo del primato nella disciplina. La ventisettenne della Stiria, con questo quinto sigillo stagionale, ha inoltre eguagliato un record che apparteneva alla mitica Annemarie Moser-Pröll, risalente addirittura al 1975, a riprova di una continuità e di una competitività mostrata con disarmante regolarità sulle nevi di tutta Europa. I suoi 660 punti nella graduatoria di specialità, contro i 471 di Rast e i 429 di Sara Hector, rappresentano un margine abissale che fotografa la supremazia esercitata dall’austriaca in questa sua annata magica, un crescendo di risultati che l’ha vista passare dall’anonimato delle retrovie alla ribalta del circo bianco. Le sue parole, quelle rilasciate a caldo nell’area mista, raccontano di un sogno coltivato per anni e finalmente realizzato, di una lotta interiore per gestire la pressione in una gara così delicata, di un misto di fatica e gioia che le toglieva il fiato appena varcato il traguardo. Una reazione umana e sincera, che restituisce la dimensione di un’impresa costruita con sacrificio e determinazione, lontano dai riflettori, e che oggi la proietta definitivamente nell’élite dello sci mondiale.

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