Marco Odermatt sbaglia il gigante, Lucas Pinheiro Braathen vince la coppa di specialità e riscrive la storia; Mikaela Shiffrin conquista la sesta coppa del mondo generale
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Redazione Sport
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Si chiude oggi, sulle nevi di Hafjell, nella località norvegese che ha fatto da teatro alle finali, una stagione di Coppa del Mondo di sci alpino che lascia il segno per i colpi di scena, per i duelli risolti al millimetro e per i saluti che profumano di leggenda. L’ultimo giorno di scuola, con il gigante femminile in programma alle 09:30 e alle 12:30 e lo slalom maschile in pista alle 10:30 e alle 13:30, ha consegnato verdetti che sembravano scritti ma che invece sono stati riscritti dalla neve, dagli errori e da una determinazione fuori dal comune.
Se c’è un’immagine che riassume le giornate di gara maschile è quella di Marco Odermatt fermo fuori dalla pista, nella prima manche del gigante, lui che voleva sfruttare il pettorale numero 1 e che invece, per una volta, ha esagerato. L’errore, su un dosso che non ha perdonato, ha spalancato le porte a Lucas Pinheiro Braathen: il brasiliano, classe 2000, non ha avuto bisogno di inviti, ha vinto la gara con il tempo di 2:20.65 e si è preso la Coppa di specialità. Per Odermatt, il nidvaldese, salta così il poker di sfere di cristallo nella stessa stagione – sarebbe stato il primo a fare tris in serie, rimanendo alla pari di Herminator Maier – ma il suo dominio resta incontrastato nella generale, con un margine che nessuno ha mai davvero impensierito.
Poco importa, forse, che la cinquina non sia arrivata, perché quello a cui si è assistito è stato un passaggio di consegne ideale su un palcoscenico in cui Loïc Meillard ha confermato di essere mister solidità, chiudendo terzo nella classifica di specialità, mentre Atle Lie McGrath si è avvicinato al podio della generale, tenendo alto il nome della scuola norvegese. E poi c’è stato il saluto ad Alexis Pinturault, un fuoriclasse che ha scelto proprio Hafjell per dire addio. Il francese, in una delle sue ultime uscite, ha ricevuto l’omaggio di un circo bianco che lo ha visto protagonista per anni, in un clima che mescolava la malinconia al rispetto per una carriera monumentale.
Nella gara femminile la rimonta di Mikaela Shiffrin che vale una sfera di cristallo
Mikaela Shiffrin sapeva di dover aspettare l’ultima manche dell’ultima gara, il gigante femminile, per mettere le mani sulla sua sesta Coppa del Mondo generale. E l’attesa, per una campionessa abituata a dettare legge, è stata carica di tensione perché Emma Aicher, con il pettorale numero 16, era lì pronta a giocarsi il tutto per tutto: la tedesca doveva vincere e sperare che la statunitense uscisse dalla zona punti, un’eventualità che si è allontanata man mano che Shiffrin, partita con il numero 7, recuperava posizioni nella seconda manche dopo una prima frazione incerta. Non è stato il trionfo più netto della sua carriera, ma forse è stato uno dei più significativi: la leggenda si conferma tale anche quando deve sudarsi il risultato fino all’ultimo respiro.
Nella stessa gara, le azzurre hanno dato spettacolo con due prestazioni di segno diverso ma entrambe di grande valore. Sofia Goggia, in pista con il 12, ha chiuso al quarto posto nella classifica generale, un piazzamento che vale oro per la continuità mostrata in una stagione complicata; Lara Della Mea, decima al cancelletto, ha confermato i progressi di un’annata in crescendo. La sorpresa, però, è arrivata dalla giovanissima Anna Trocker: la diciassettenne altoatesina, campionessa del mondo juniores in carica, ha messo in fila avversarie ben più esperte e si è presa un’ottava posizione che sa di promessa per il futuro. Mentre Julia Scheib, che aveva già in tasca la Coppa di specialità, ha sciato con la libertà di chi ha già vinto il proprio mondiale personale.
Pinheiro Braathen scrive un’altra pagina di storia, Shiffrin sa già di leggenda
Hafjell, in queste finali, ha racchiuso in sé due storie molto diverse ma ugualmente emblematiche. Da una parte il dominio di Shiffrin, che si rinnova con una costanza che sfida il tempo e le avversarie: sei Coppe del Mondo generali sono un numero che la colloca tra le più grandi di sempre, capace di gestire la pressione anche quando il destino non dipende interamente da lei. Dall’altra, gli equilibri che saltano all’improvviso nel giro di pochi secondi, come dimostra l’errore di Odermatt che ha ridisegnato le classifiche di specialità.
E poi c’è la parabola di Lucas Pinheiro Braathen, un atleta che ha già la capacità di riscrivere la storia a suon di sciate: dopo l’oro olimpico che lo ha reso il primo sudamericano a salire sul podio più alto ai Giochi invernali, arriva ora la conquista della Coppa del Mondo di gigante, un trofeo che porta la firma di chi non ha mai smesso di crederci, nemmeno dopo il ritiro e il cambio di bandiera. Se il gigante maschile ha consegnato la scena a un epilogo inatteso, quello femminile ha confermato che, tra i pali stretti dello slalom o in quelli larghi del gigante, il nome di Mikaela Shiffrin resterà impresso a lungo negli annali, come certe leggende che non hanno bisogno di presentazioni.




