Crosetto e il caso Garibaldi, il M5S chiede chiarezza sui rapporti con Drass e il vertice di Dubai
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Redazione Interno
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Il senatore Mario Turco, vicepresidente del Movimento 5 Stelle e membro della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche, ha rotto gli indugi sollevando ufficialmente quello che, a suo dire, sarebbe un nodo politico e istituzionale destinato a infittirsi: la fitta rete di relazioni, non ancora del tutto chiarite, che legherebbe il ministro della Difesa Guido Crosetto ad alcune aziende del settore della difesa operanti negli Emirati Arabi Uniti, con un focus particolare sul noto viaggio a Dubai e sul destino della portaerei Garibaldi, la cui cessione all’Indonesia è ormai in dirittura d’arrivo.
L’operazione, che vedrebbe l’ex ammiraglia della Marina Militare italiana attraccare nei porti di Giacarta dopo essere stata dichiarata obsoleta per gli standard nazionali, non è però una semplice dismissione di un vecchio scafo. Come spiega la documentazione depositata dallo Stato Maggiore della Difesa, la nave – il cui valore è stimato intorno ai 54 milioni di euro – verrebbe ceduta a Titolo gratuito, una scelta che il dicastero di via XX Settembre giustifica con la necessità di evitare gli ingenti costi di mantenimento, quantificati in circa 5 milioni l’anno, e le spese ben più elevate per una sua eventuale demolizione, che potrebbe toccare quota 18,7 milioni. Una scelta, quella della gratuità, che solleva più di un interrogativo se rapportata ai 450 milioni di dollari che l’Indonesia aveva inizialmente stanziato lo scorso settembre per l’acquisto della nave, una cifra che lasciava presagire una trattativa di mercato piuttosto che un accordo di cooperazione tra Stati.
Il cuore della polemica, alimentata dalle dichiarazioni di Turco e da recenti articoli apparsi su Il Fatto Quotidiano, ruota attorno a una lettera che sarebbe stata inviata dalla Marina indonesiana al ministero della Difesa. In quella missiva, secondo quanto riportato, si farebbe riferimento a delle “compensazioni” destinate alla Drass, una società privata di Livorno specializzata in sistemi subacquei militari e storicamente vicina agli ambienti di Fratelli d’Italia, tanto da aver finanziato in passato il partito proprio nella struttura toscana. Il nodo della questione, per i pentastellati, sta nella sovrapposizione temporale e geografica: il presidente di Drass, Sergio Cappelletti, si trovava a Dubai negli stessi giorni in cui era presente Crosetto, e alla stampa nessuno dei due ha ancora fornito dettagli sufficienti a chiarire se vi sia stato un incontro o quali fossero gli scopi di quella contemporanea presenza negli Emirati.
La replica del ministero della Difesa non si è fatta attendere ed è arrivata con una nota ferma e dettagliata, nella quale si bolla come “fake news” l’esistenza di un cosiddetto “affare Indonesia” riconducibile al ministro. Da palazzo della Difesa si precisa che nessuno dei contenuti della lettera proveniente da Giacarta, datata 25 settembre 2025, è mai stato accettato, recepito o fatto proprio dall’amministrazione italiana. Una comunicazione, quella indonesiana, che peraltro non sarebbe stata trasmessa attraverso i consueti canali diplomatici o istituzionali, bensì sarebbe arrivata via email, motivo per cui – spiegano dal Ministero – non le è stato dato alcun riscontro formale, nemmeno una risposta di cortesia, proprio perché i termini in essa prospettati non sono stati ritenuti compatibili con il quadro normativo nazionale.
L’intreccio tra cooperazione militare e interessi privati
Al di là della secca replica del dicastero, che ha annunciato azioni legali contro il quotidiano per diffamazione, la questione sollevata da Turco va oltre il semplice episodio di una vendita mancata. Il vicepresidente del M5S, che ha già depositato un’interrogazione parlamentare, insiste sulla necessità di comprendere perché nella documentazione ufficiale allegata al dossier per le Commissioni Difesa non sia stata inclusa quella lettera indonesiana, e perché emergano ora dettagli su possibili commesse per l’industria nazionale che sembrerebbero correre su un binario parallelo rispetto alla cessione della nave.
Il dossier dello Stato Maggiore, infatti, delinea uno scenario ben più ampio di una semplice operazione di cooperazione bilaterale: la cessione della Garibaldi, che verrà trasformata dall’Indonesia in una piattaforma per droni, aprirebbe la strada a nuove e sostanziose forniture da parte del sistema Italia. Si parla di possibili acquisizioni indonesiane di sei sommergibili tascabili classe DGK prodotti da Drass per un valore di 480 milioni di euro, di 24 aerei da addestramento M-346 di Leonardo per circa 600 milioni e di tre velivoli da pattugliamento marittimo per altri 350 milioni. Un pacchetto, questo, che renderebbe l’Indonesia un partner strategico di prim’ordine per l’industria della difesa italiana, ma che, agli occhi dei critici, getta un’ombra sulla natura gratuita della cessione, facendola apparire come una leva per sbloccare ben più lucrosi contratti commerciali a favore di aziende private.
L’ombra dei rapporti pregressi e le richieste di trasparenza
Ad alimentare i sospetti di un possibile conflitto di interessi, per i pentastellati, contribuisce il passato professionale dello stesso Crosetto, il quale, prima di entrare al governo, ha presieduto l’Aiad, la Federazione delle imprese italiane per l’aerospazio, la difesa e la sicurezza, di cui la stessa Drass fa parte. Un legame, questo, che renderebbe ancora più urgente fare chiarezza su eventuali contatti tra il ministro e i vertici di un’azienda che, guarda caso, si ritrova citata in una comunicazione ufficiale della controparte indonesiana come soggetto da “compensare”.
Il ministero, nella sua nota di smentita, ha voluto sottolineare un dato paradossale: lungi dal favorire Drass, la nomina di Crosetto al dicastero della Difesa avrebbe coinciso con un crollo verticale, nell’ordine del 99%, del fatturato delle commesse di quella stessa azienda con la Marina Militare Italiana. Un argomento, questo, usato per ribaltare l’accusa e dimostrare come non vi sia alcun trattamento di favore. Resta il fatto, come sottolineato da Turco, che le Commissioni parlamentari competenti sono chiamate a esprimere a breve un parere vincolante sulla cessione della Garibaldi, e la richiesta è quella di poter accedere a tutti i documenti, compresa quella lettera “non ufficiale”, per valutare consapevolmente l’operazione senza che restino zone d’ombra sui rapporti intercorsi a Dubai e sulle reali motivazioni che hanno trasformato una potenziale vendita da centinaia di milioni di dollari in un regalo istituzionale.
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