Il segretario della Fabi attacca: «Utili per 110 miliardi in quattro anni, ora pil prestiti e salari pil alti»

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il confronto per il rinnovo del contratto nazionale dei bancari, che scadrą tra poche settimane, si apre all’insegna della fermezza e con una chiara rivendicazione di maggiore equitą nella distribuzione della ricchezza prodotta dal settore. Lando Maria Sileoni, segretario generale della Fabi, il principale sindacato autonomo del credito, ha utilizzato il palco del 130° consiglio nazionale, riunito a Milano davanti a una platea di milleduecento dirigenti sindacali, per lanciare un messaggio diretto e senza ambiguitą all’Associazione bancaria italiana e ai vertici dei grandi gruppi. I numeri, esposti con il consueto pragmatismo, disegnano un quadro di straordinaria prosperitą per gli istituti di credito: dal 2022 al 2025 il sistema ha accumulato utili per oltre 110 miliardi di euro, e soltanto nell’ultimo anno i primi cinque gruppi hanno chiuso il bilancio con 27 miliardi, segnando un incremento del 16 per cento rispetto all’esercizio precedente.

Di fronte a questa mole di profitti, che definire storica sarebbe persino riduttivo, Sileoni ha voluto spostare l’attenzione su due fronti che reputa cruciali e complementari: il costo del denaro per famiglie e imprese e la remunerazione del lavoro dipendente. La critica del sindacato si appunta sulla destinazione di questi ingenti utili, che nella quota prevalente — tra il settanta e l’ottanta per cento, secondo i calcoli della Fabi — vengono distribuiti sotto forma di dividendi agli azionisti, spesso grandi fondi internazionali, piuttosto che essere reinvestiti per rafforzare la patrimonializzazione o per sostenere l’economia reale. «Si lavora solo per far salire i titoli in Borsa e per pagare cedole sempre pił alte», ha scandito Sileoni, lamentando come talvolta si finisca per dimenticare il ruolo sociale che le banche dovrebbero ricoprire in quanto cerniera tra il risparmio e il tessuto produttivo del Paese.

La richiesta di una riduzione dei tassi e l’aumento delle retribuzioni

Il cuore della piattaforma rivendicativa, che la Fabi porterą al tavolo con l’Abi insieme alle altre sigle sindacali, poggia su un assunto che Sileoni ha ripetuto con forza: le risorse per riconoscere un adeguato compenso ai lavoratori ci sono e non intaccherebbero i bilanci, visto che ogni bancario produce in media un valore aggiunto pari a quattro volte il proprio costo. Per questo, oltre a chiedere un incremento retributivo che le altre organizzazioni sindacali hanno gią quantificato in circa duecento euro mensili, il segretario della Fabi ha voluto collegare idealmente la produttivitą del settore alla necessitą di un allentamento del credito verso l’esterno. «Chiediamo pił prestiti a tassi pił bassi», ha affermato, rilevando come, nonostante i recenti tagli decisi dalla Banca centrale europea, gli spread applicati dagli istituti mantengano il costo del denaro ancora elevato per chi chiede un mutuo o un finanziamento. Un paradosso, questo, che stride con la soliditą patrimoniale delle banche, ormai ai massimi storici, e con il livello delle sofferenze sceso ai minimi.

La trattativa per il rinnovo del contratto si inserisce, peraltro, in uno scenario reso complesso dall’accelerazione tecnologica e dall’irrompere dell’intelligenza artificiale nei processi operativi e decisionali degli istituti. Su questo terreno, Sileoni ha voluto mettere le mani avanti con nettezza, ribadendo che l’innovazione digitale non potrą diventare un alibi per ridurre l’organico o per giustificare esuberi. Il sindacato, pur riconoscendo l’inevitabilitą della svolta tecnologica, intende governarla attraverso la contrattazione, evitando che scelte strategiche come le valutazioni sul merito creditizio o le decisioni di investimento vengano delegate in modo acritico agli algoritmi. La posta in gioco, in questo passaggio, č la definizione di nuove figure professionali e di nuovi inquadramenti che tengano conto delle competenze richieste dall’era digitale, senza per questo smantellare il patrimonio di professionalitą accumulato in decenni.

L’allarme sui rischi geopolitici e le ripercussioni sull’economia

A complicare ulteriormente il quadro non sono soltanto le dinamiche interne al settore, ma anche le turbolenze che agitano lo scenario internazionale. Il conflitto in Medio Oriente, con le sue potenziali ricadute sui prezzi dell’energia e sulla stabilitą dei mercati, rappresenta una variabile non trascurabile anche per il sistema bancario italiano e, di riflesso, per le trattative sindacali in corso. Sileoni ha richiamato l’attenzione sul fatto che un deterioramento del contesto economico potrebbe indurre il governo a chiedere un nuovo contributo alle banche, con il rischio che eventuali sacrifici vengano poi scaricati sui lavoratori al tavolo del rinnovo contrattuale. Non č una preoccupazione peregrina, se si considera che il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, ha gią messo in guardia dalla gravitą della situazione internazionale, parlando di una guerra che non č l’ennesimo conflitto mediorientale ma qualcosa di ben pił serio per le sue implicazioni globali.

La posizione della Fabi, in questo contesto, si articola su pił livelli. Da un lato, c’č la consapevolezza che la soliditą delle banche sia un valore da preservare; dall’altro, la ferma intenzione di ottenere un contratto che non si limiti a un mero adeguamento economico, ma che definisca nuove tutele e nuovi diritti in un’epoca di profonda trasformazione del lavoro. I numeri degli utili, esposti nella loro impressionante progressione, servono a Sileoni per sostenere che la ricchezza c’č e che va redistribuita, senza attendere che siano le crisi esterne a dettare l’agenda. I lavoratori, che con la loro attivitą hanno contribuito a questi risultati, attendono ora risposte concrete, mentre il tavolo con l’Abi si appresta a entrare nel vivo di una discussione che si preannuncia tutt’altro che scontata.

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