Il ministro Tajani: «La crisi in Medio Oriente incide sulla nostra sicurezza nazionale. Dai paesi del Golfo richieste di aiuto»

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   «Sono stati colpiti indiscriminatamente infrastrutture civili, come aeroporti, alberghi, luoghi di ritrovo e snodi turistici». Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, nel corso dell’audizione dinanzi alle commissioni congiunte di Camera e Senato, convocate per fare il punto sulla situazione in Iran e nell’intera area del Golfo, dopo l’operazione militare condotta da Stati Uniti e Israele che ha portato all’eliminazione della guida suprema Ali Khamenei e di altri alti esponenti del regime degli ayatollah. La risposta di Teheran, ha spiegato il titolare della Farnesina, non si è fatta attendere ed è apparsa fin da subito sproporzionata, tanto da colpire obiettivi privi di qualsiasi rilevanza strategica. Gli attacchi, ha aggiunto, stanno causando la paralisi del traffico aereo sull’intera regione, con evidenti ripercussioni per i collegamenti e per l’incolumità dei passeggeri. A peggiorare ulteriormente il quadro, ha proseguito Tajani, c’è l’annuncio della chiusura dello stretto di Hormuz, un passaggio obbligato e vitale per gli approvvigionamenti energetici globali, attraverso il quale transita una quota significativa del petrolio mondiale.

L’impatto sul sistema Italia e la protezione dei connazionali

La crisi in corso, per come si sta evolvendo, non rappresenta soltanto un drammatico conflitto locale, ma finisce con il riverberarsi direttamente sugli equilibri europei e, di riflesso, sulla sicurezza nazionale italiana. Il ministro ha sottolineato come decine di migliaia di cittadini italiani si trovino attualmente nell’area, molti dei quali per motivi professionali o turistici, e la loro tutela costituisce la priorità assoluta dell’esecutivo. È stata attivata una task force dedicata, con l’obiettivo di fornire assistenza e valutare costantemente le opzioni per un eventuale rimpatrio, laddove la situazione dovesse degenerare ulteriormente. L’appello rivolto dal vicepremier alle forze politiche è stato chiaro: al di là delle legittime differenze, in momenti come questo deve prevalere l’unità, la responsabilità e l’equilibrio, perché è questo che i cittadini si aspettano dalle istituzioni, mentre osservano con apprensione quanto sta accadendo a poche migliaia di chilometri dai confini dell’Unione.

Le richieste di supporto dai paesi del Golfo

Nel corso della sua informativa, Tajani ha rivelato un ulteriore elemento di rilievo: alcuni paesi dell’area del Golfo hanno formalmente avanzato richieste di aiuto, sia sotto il profilo logistico sia per quanto concerne la fornitura di materiali. Si tratta di una richiesta, ha spiegato il ministro, che incrocia anche l’esigenza di proteggere i contingenti militari italiani già dispiegati in quelle stesse regioni. Su questo specifico capitolo, ha precisato Tajani, sarà il collega della Difesa, Guido Crosetto, a fornire nelle sedi opportune maggiori dettagli, nel rispetto delle prerogative parlamentari e dei passaggi istituzionali necessari. L’Italia, ha ribadito, è pronta a fare la propria parte, con la consueta attenzione agli equilibri e agli iter previsti dalla nostra architettura costituzionale.

La strategia difensiva e la dimensione globale dello scontro

L’audizione congiunta ha permesso di delineare un quadro complesso, in cui le rappresaglie iraniane non si limitano ai confini dei paesi direttamente coinvolti negli attacchi. Il ministro ha ricordato come alcune di queste azioni abbiano preso di mira perfino una base britannica a Cipro, a dimostrazione di una strategia che mira a colpire interessi occidentali su un fronte estremamente ampio. La chiusura dello stretto di Hormuz, se confermata nei fatti e non solo nelle dichiarazioni, rappresenterebbe una minaccia diretta non solo alla stabilità dei prezzi energetici, ma all’intera filiera produttiva dei paesi industrializzati, Italia compresa. La crisi, insomma, ha smesso di essere una questione di politica estera per diventare un’emergenza concreta che tocca la vita quotidiana dei cittadini e la solidità del sistema economico nazionale. Per questo motivo, ha concluso Tajani, è essenziale che tutte le forze politiche mostrino compattezza, evitando divisioni che verrebbero lette come un segnale di debolezza all’esterno.

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