Ucraina, la guerra a punti e i nuovi assedi sul fronte
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Redazione Esteri
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Mentre le offensive russe della notte scorsa, prendendo di nuovo di mira le centrali elettriche e seppellendo sotto le macerie sei civili, tra cui due bambini, gettano nel buio e nel freddo migliaia di famiglie nelle zone di Odessa e a sud di Zaporizhia, la risposta di Kiev si articola su piani differenti, uno dei quali fa leva su una strategia inedita. L’esercito ucraino, per il quale è vitale in queste ore spezzare l’assedio sulla città di Pokriovsk, sta infatti guadagnando terreno a Dobropilija, un diversivo che ha già portato alla riconquista di un’area totale di oltre quattrocento chilometri quadrati. Parallelamente, una forma di “gamification” si sta diffondendo tra le sue unità, trasformando la condotta bellica in una sorta di gioco a punti dalle conseguenze reali e letali.
Il sistema a punti per i droni killer
A svelare i dettagli di questa metodologia, definita “Sistema bonus dell’esercito dei droni”, è stato il vice primo ministro Mykhailo Fedorov in una dichiarazione rilasciata al “Guardian”, spiegando come il meccanismo, divenuto rapidamente virale, sia destinato a essere esteso anche alle operazioni di ricognizione, di artiglieria e a quelle logistiche. Le squadre di droni, che gareggiano per accumulare punti in una competizione i cui risultati sono ben tangibili, hanno causato a settembre la morte o il ferimento di diciottomila soldati russi; un’efficacia testimoniata, del resto, dall’aumento delle unità coinvolte, salite a quattrocento rispetto alle novantacinque di agosto. In palio, per i più abili, vi sono bonus che si traducono in nuove armi, in un sistema che ricorda da vicino la dinamica di un videogioco, se non fosse per il suo esito macabro e definitivo.
La guerra come palestra criminale
Sul fronte opposto, la propaganda russa diffonde attraverso i suoi canali Telegram filmati, come quello che mostra la soggettiva di un proprio drone nell’atto di abbattersi “come un falco” su un carro armato ucraino nella regione di Sumy, distruggendolo. Ma il conflitto, che insanguina il Donbass da più di tre anni, sta assumendo contorni ulteriori e più insidiosi, divenendo una palestra per figure vicine ai cartelli della droga sudamericani. Moltissimi volontari, che provengono in gran numero dall’America Latina, affluiscono infatti nei ranghi dell’esercito di Kiev, imparando a guidare droni e a manovrare quelli che vengono definiti “robot assassini”; competenze, queste, che si rivelano preziose per il traffico di stupefacenti, per il quale gli attacchi con velivoli telecomandati rappresentano uno strumento di sempre maggiore utilità.
La risposta difensiva e il martellamento incessante
Intanto, città come Pokrovsk continuano a essere martellate dal fuoco di Mosca, in un quadro di escalation a cui si tenta di rispondere con l’invio di aiuti difensivi, come i missili Patriot giunti da Berlino. Una corsa contro il tempo, mentre la popolazione civile paga un prezzo altissimo e le infrastrutture energetiche, colpite ripetutamente, diventano l’obiettivo primario di una strategia che mira a logorare la resistenza, lasciando intere aree senza energia elettrica e, dunque, senza riscaldamento, in una lotta per la sopravvivenza che si fa ogni giorno più aspra.




