Bancarotta da 78 milioni, migliaia di lavoratori senza contributi

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Una presunta bancarotta da 78 milioni di euro ha portato a undici misure cautelari nell'ambito di un'indagine della Guardia di finanza di Cagliari su un'agenzia di lavoro interinale attiva in diverse regioni italiane. L'operazione, coordinata dalla Procura della Repubblica, riguarda quattordici persone indagate a vario titolo per bancarotta fraudolenta e autoriciclaggio. Il giudice per le indagini preliminari ha disposto sei arresti domiciliari e cinque obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria, oltre al sequestro preventivo di beni e somme per circa 42 milioni di euro.

Debiti per 118 milioni e contributi previdenziali non versati

Al centro degli accertamenti c'è la società Lavoro Migliore - Agenzia per il lavoro Spa, con sede principale nel capoluogo sardo e uffici distribuiti in Sardegna, Lazio, Lombardia, Marche, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia e Toscana. La liquidazione giudiziale, avvenuta nel 2024, ha fatto emergere una situazione debitoria che gli investigatori hanno quantificato complessivamente in circa 118 milioni di euro. Gli approfondimenti sulla gestione finanziaria dell'impresa hanno successivamente portato alla ricostruzione dei presunti trasferimenti illeciti di risorse, iniziati nel 2018.

Tra le voci più consistenti dell'esposizione debitoria figurano quasi 65 milioni di euro di contributi previdenziali che non sarebbero stati versati per migliaia di lavoratori, molti dei quali stranieri. I dipendenti erano impiegati presso aziende italiane attraverso contratti di somministrazione, soprattutto nei settori della grande distribuzione organizzata, dell'edilizia, delle costruzioni meccaniche, della logistica e dell'impiantistica. I mancati versamenti potrebbero aver determinato lacune nelle posizioni contributive individuali, anche per persone che non sono a conoscenza delle irregolarità. Tra i territori interessati figura la provincia di Ancona, dove l'agenzia aveva un proprio ufficio.

Il sistema delle società satellite e dei compensi ai familiari

Secondo la ricostruzione della Guardia di finanza, il denaro sarebbe stato sottratto all'impresa attraverso un meccanismo basato su compensi particolarmente elevati e fatturazioni per prestazioni prive di effettivo riscontro economico. Alcuni dipendenti appartenenti al nucleo familiare dell'amministratore di fatto avrebbero ricevuto stipendi sproporzionati, mentre altre risorse sarebbero state destinate al pagamento di servizi inesistenti oppure contabilizzati più volte. Gli investigatori ritengono che queste operazioni abbiano contribuito a ridurre progressivamente il patrimonio aziendale, sottraendo disponibilità finanziarie che avrebbero potuto essere utilizzate per soddisfare i creditori.

Un ruolo centrale sarebbe stato svolto da undici società satellite, due delle quali con sede in Romania, che avrebbero ricevuto parte delle somme trasferite dall'agenzia. Il denaro sarebbe stato successivamente contabilizzato dalle imprese destinatarie come ricavo apparentemente regolare, attraverso operazioni che gli inquirenti considerano funzionali a nasconderne la provenienza. Una fase ulteriore del presunto sistema illecito avrebbe riguardato la manipolazione della contabilità della società italiana, mediante l'iscrizione di crediti fittizi e la sottostima delle passività previdenziali. Tali alterazioni avrebbero consentito di occultare lo stato di insolvenza e ritardare l'apertura della procedura giudiziale.

Perquisizioni in otto province, sequestrati immobili e quote societarie

L'operazione ha coinvolto diverse aree del territorio nazionale, con ventisei perquisizioni eseguite nelle abitazioni e negli uffici riconducibili alle persone indagate. Le attività investigative hanno interessato le province di Cagliari, Sulcis Iglesiente, Nuoro, Belluno, Pisa, Livorno, Roma e Potenza. Tra i beni sottoposti a vincolo figurano disponibilità finanziarie, partecipazioni societarie e immobili, che potranno eventualmente essere utilizzati per soddisfare almeno una parte delle pretese creditorie secondo le procedure previste dalla legge.

Le persone destinatarie degli arresti domiciliari hanno un'età compresa tra 49 e 84 anni e risiedono a Cagliari, Rosignano Marittimo, Quartu Sant'Elena e Sant'Arcangelo. I cinque indagati sottoposti all'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria hanno invece tra 40 e 72 anni e abitano a Cagliari, Belluno, Villaperuccio, Roma e Iglesias. Le contestazioni formulate dalla Procura sono ipotesi di reato ancora soggette all'accertamento giudiziario, nel rispetto della presunzione di innocenza.

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