Calabresi sindaco di Milano, Albertini apre al voto disgiunto: «Con lui il centrodestra in enorme difficoltà»
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Redazione Interno
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La corsa per Palazzo Marino si infiamma con la probabile candidatura di Mario Calabresi a sindaco di Milano per il centrosinistra, una prospettiva che sta già ridisegnando gli equilibri politici cittadini. A lanciare un vero e proprio segnale di allarme è l'ex sindaco Gabriele Albertini, figura storica del centrodestra meneghino, il quale non nasconde le sue perplessità sulla capacità della sua area politica di opporsi a un candidato di tale spessore.
Il giornalista ed ex direttore di Repubblica, che ha recentemente lasciato gli incarichi in Chora Media per intraprendere quella che lui stesso ha definito «una strada nuova», rappresenterebbe per il campo largo una scelta di rottura, ma anche un'ipoteca sulla vittoria, come suggerito da Albertini a più riprese.
Il giudizio di Albertini: «Un candidato imbattibile»
Le parole di Gabriele Albertini non lasciano spazio a fraintendimenti e assumono il peso di un'analisi politica lucida e spietata sulla situazione del centrodestra a Milano. Intervistato da diversi media, Albertini ha definito Mario Calabresi un candidato «imbattibile», sottolineando come il vantaggio di partenza per il centrosinistra sia già notevole, attestandosi secondo i sondaggi tra i 10 e i 14 punti percentuali.
Per l'ex sindaco, che ha governato Milano tra il 1997 e il 2006, la figura di Calabresi ha la capacità di attrarre un consenso trasversale, intercettando non solo il voto della sua coalizione, ma anche quello dell'elettorato di centro e, potenzialmente, i voti disgiunti del centrodestra.
Proprio su questo punto Albertini è stato esplicito, ammettendo che, in un eventuale testa a testa, lui stesso potrebbe essere «tentato» dal voto disgiunto, complice il rapporto personale e di stima che lega la sua famiglia a quella di Calabresi, risalente agli anni in cui da sindaco decise di rimuovere la lapide che accusava il padre del giornalista, il commissario Luigi Calabresi.
La preoccupazione di Albertini, che ha descritto la situazione come «particolarmente critica», è acuita dalla carenza di un candidato civico di grande caratura nel centrodestra. Nomi come quelli di Carlo Cottarelli o Corrado Passera, che l'ex sindaco aveva caldeggiato, non sono disponibili, lasciando la coalizione con figure considerate non sufficientemente popolari per reggere l'urto elettorale.
In questo scenario, l'analisi di Albertini si fa impietosa, configurando una prospettiva in cui la vittoria del candidato di centrosinistra appare quasi scontata, lasciando intendere che per il centrodestra la partita potrebbe essere persa in partenza.
La mossa di Calabresi: tra entusiasmi e malumori nel centrosinistra
L'annuncio di Calabresi di lasciare la guida di Chora Media e Will Media, con un messaggio carico di emozione in cui parla di «richiamo a percorrere una strada nuova», è stato il preludio alla sua discesa in campo. Se da un lato questa prospettiva ha raccolto endorsement immediati e significativi – come quelli di Carlo Calenda per Azione, di Pina Picierno e persino dell'ex governatore Roberto Formigoni – dall'altro ha innescato un acceso dibattito all'interno del perimetro progressista.
La segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, ha mostrato una freddezza tattica, invitando alla calma e spostando l'attenzione prima sui programmi e poi sui nomi, in un atteggiamento che molti interpretano come una frenata sulla candidatura del giornalista.
Sul fronte delle primarie, che rappresentano il nodo cruciale per la coalizione, le posizioni sono divergenti. La segreteria dem e alcuni esponenti locali, come l'assessore Lorenzo Pacini che ha già annunciato la sua corsa, spingono per il voto nei gazebo, mentre il fronte centrista rappresentato da Azione e Italia Viva chiede di evitare il «tritacarne» delle primarie, sostenendo Calabresi come candidato naturale.
Anche dalle file di Alleanza Verdi e Sinistra e del Movimento 5 Stelle, seppur con toni più sfumati, arrivano perplessità, con richieste di maggiore chiarezza sui programmi e sul perimetro della coalizione prima di procedere con la scelta del nome. Il giornalista, che nei prossimi giorni sarà protagonista di un incontro alla Festa dell'Unità di Milano con don Luigi Ciotti, si trova così al centro di una partita che è già molto più di una candidatura: un vero e proprio banco di prova per la tenuta del centrosinistra.
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