Superbonus e reddito di cittadinanza, l’ipoteca da 250 miliardi che grava sui conti dello Stato
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Redazione Economia
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Non occorre essere un analista finanziario per comprendere la portata del macigno che la precedente gestione governativa, quella in carica dal primo giugno 2018 fino al gennaio del 2021, ha lasciato in eredità alle casse pubbliche. Parliamo di una cifra che supera abbondantemente i 250 miliardi di euro, una voragine che tecnicamente è stata definita come una vera e propria “ipoteca” sul futuro economico del paese. Questa somma, che brucia in pratica la metà dell’intero Pil generato dall’industria manifatturiera italiana in un triennio (circa 75 miliardi l’anno), è il risultato della combinazione letale di due misure bandiera: il Superbonus 110% e il Reddito di Cittadinanza. A questi si aggiungono, seppur con un peso minore, gli sprechi legati ai famosi “banchi a rotelle” nelle scuole, simbolo di una stagione politica ormai archiviata ma i cui effetti economici sono ancora dolorosamente attuali.
Il conto salato del Superbonus tra numeri da record e fasi finali
Se guardiamo ai dati aggiornati forniti dall’Enea, l’istituto che monitora costantemente il fenomeno, ci rendiamo conto che il costo di questa agevolazione fiscale, lungi dall’essere rientrato, ha continuato a lievitare anche nei primi mesi del 2026. Al trentuno marzo, le detrazioni maturate hanno raggiunto la cifra tonda di 131,98 miliardi di euro, a fronte di investimenti ammessi a detrazione per 125,46 miliardi. In sole quattro settimane, tra febbraio e marzo, il conto per lo Stato è salito di quasi un miliardo, portando il totale del 2026 a circa 2,5 miliardi di spesa aggiuntiva. C’è però un dato che racconta la fase attuale della misura: la quasi totalità dei cantieri, ben il 98,1 per cento, risulta ormai conclusa. La parte del leone, come prevedibile, l’hanno fatta i condomini, che da soli assorbono il 68,6 per cento delle risorse. Si tratta di una mole di lavori immensa – oltre cinquecentomila edifici coinvolti – che lascia sul campo un debito pubblico strutturalmente più pesante di prima.
Frodi e inchieste, il dieci per cento del buco finito nelle mani sbagliate
Ma c’è un altro versante della medaglia, quello più oscuro della cronaca giudiziaria, che rende la vicenda ancora più grave. Secondo le ricostruzioni dell’Ageei (Agenzia di stampa sull’energia e le infrastrutture) e le rilevazioni delle procure, una fetta consistente di questi soldi – si parla di circa il dieci per cento del totale emerso finora, pari a oltre 15 miliardi di euro – è semplicemente volata via nel vortice delle truffe. Le indagini, che come sempre in questi casi sono ancora in corso e destinate a durare a lungo, hanno svelato un meccanismo perverso: crediti d’imposta inesistenti, lavori mai eseguiti ma certificati come completati, e una girandola di cessioni che ha permesso a professionisti disonesti e imprenditori senza scrupoli di intascare denaro pubblico. Solo di recente, per fare un esempio concreto, la Guardia di Finanza ha eseguito sequestri per oltre dieci milioni di euro in diverse regioni, bloccando beni e conti correnti a una rete di sette persone accusate di aver generato crediti “spazzatura” partendo da ristrutturazioni fantasma.
Il peso delle altre misure e l’eredità lasciata al governo attuale
Se il Superbonus rappresenta il grosso della voragine, non si può certo ignorare il contributo del Reddito di Cittadinanza a questo dissesto. La misura, costata complessivamente oltre 34 miliardi di euro in pochi anni, ha visto il suo picco di beneficiari nel 2021 con quasi 1,7 milioni di famiglie assistite. Anche in questo caso, le frodi accertate (oltre 600 milioni di euro) raccontano di un sistema che, nelle intenzioni doveva combattere la povertà, ma che nella pratica ha subito pesanti infiltrazioni speculative. Sommando queste voci, l’esecutivo attuale si trova a gestire un debito pregresso enorme, una sorta di zavorra che limita la manovra economica e che ha di fatto ipotecato per anni le scelte di politica fiscale. L’industria del made in Italy, quella vera che produce ricchezza e occupazione, ha visto bruciare in tre anni un valore equivalente alla metà della sua produzione annuale, un dato che fa riflettere sulla sostenibilità di un modello di sviluppo basato esclusivamente sull’erogazione di bonus a pioggia.




