La guerra nel Golfo e il conto da 29 miliardi che grava su famiglie e imprese italiane

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La crisi internazionale, scoppiata dopo l’inizio del conflitto nel Golfo Persico, ha ormai prodotto un effetto tangibile e pesante sulle finanze di chi vive e lavora in Italia. A certificarlo è l’Ufficio studi della Cgia di Mestre, che ha quantificato in quasi 29 miliardi di euro l’aggravio complessivo che quest’anno – il 2026 – famiglie e imprese dovranno sostenere per far fronte ai rincari di luce, gas e carburanti. Una cifra, questa, che non rappresenta una semplice proiezione, ma l’esito di un rincaro già in atto e legato a doppio filo con lo shock energetico seguito allo scoppio delle ostilità.

Più nel dettaglio, la “fetta” più sa di questa stangata riguarda i carburanti: benzina e diesel peseranno per 13,6 miliardi di euro di extra costi, con un incremento del 20,4 per cento rispetto ai valori del 2015. A seguire, l’energia elettrica assorbe 10,2 miliardi (+12,9 per cento) e il gas 5 miliardi (+14,6 per cento). Si tratta di aumenti che, sommati, disegnano uno scenario dove nessun settore produttivo né tantomeno i nuclei domestici possono dirsi risparmiati.

Il peso sulle regioni: Veneto verso i 3 miliardi di aggravio

L’analisi territoriale dell’Ufficio studi della Cgia restituisce un quadro di disuguaglianza geografica, laddove alcune aree produttive vengono colpite con ben maggiore violenza. Il Veneto, per esempio, si trova al terzo posto tra le regioni italiane più danneggiate: il conto per famiglie e imprese venete ammonta a quasi 3 miliardi di euro, una cifra che supera di gran lunga quella di molti altri territori e che trova solo Lombardia ed Emilia-Romagna davanti a sé. L’incremento percentuale rispetto al 2025, per la regione, è stato stimato in un +15,8 per cento, un dato che lascia intendere come la velocità di crescita dei prezzi non accenni a rallentare.

Non è dunque un caso, se si guarda al dettaglio provinciale, che le aree a maggiore densità industriale e logistica siano quelle dove il rincaro di diesel ed elettricità incide con maggiore evidenza. Le imprese venete, in particolare quelle del manufatturiero e dei trasporti, si trovano a dover rinegoziare margini ormai ridotti all’osso; molte di loro, stando alle ricostruzioni indirette delle associazioni di categoria, hanno già avviato procedure di cassa integrazione o riduzione dei turni.

Mille euro in più a famiglia: l’impatto diretto sui consumi domestici

A tradurre questi macro-dati in termini di vita quotidiana ci pensano altre stime, come quelle diffuse dalla Cna. Se i prezzi dell’energia resteranno stabilmente sugli attuali livelli – e non vi sono al momento elementi per prevedere un’inversione di tendenza – una famiglia tipo potrebbe arrivare a pagare fino a mille euro in più nel corso del 2026. Una cifra importante, che si somma agli aumenti già registrati nei mesi scorsi su bollette, benzina e persino sui prodotti di largo consumo.

Questo caro vita, alimentato dalle tensioni internazionali che spingono verso l’alto petrolio e gas, colpisce in particolare i redditi fissi e i nuclei con più di tre persone. L’effetto diretto lo si vede già alle pompe di benzina, ma anche nelle comunicazioni periodiche dei gestori energetici: gli aumenti delle tariffe della luce, con quel +12,9 per cento medio, si traducono in decine di euro in più a bolletta, mentre per il gas l’incremento del 14,6 per cento rappresenta una mazzata per chi utilizza il metano per riscaldarsi.

Il dettaglio territoriale: l’Abruzzo e i 685 milioni di rincari

Nemmeno le regioni centrali, va detto, vengono risparmiate. L’Abruzzo, secondo i dati elaborati dalla Cgia, dovrà sostenere un aggravio complessivo di 685 milioni di euro, distribuito tra carburanti, elettricità e gas. Un importo che, sebbene inferiore in termini assoluti a quello del Veneto, risulta particolarmente pesante per un tessuto economico composto da piccole e medie imprese a forte intensità energetica. Anche in questo caso, la fetta più rilevante è quella dei derivati del petrolio: benzina e diesel assorbono la maggior parte dei rincari, seguiti dall’energia elettrica e dal gas. Le rilevazioni dell’Ufficio studi sottolineano come il differenziale rispetto al 2015 sia impressionante, con punte del +20,4 per cento sui carburanti, e come questi extra costi non possano essere interamente scaricati a valle senza perdere competitività. Così, tra aumenti delle accise indiretti – legati all’andamento delle materie prime – e tensioni sui mercati internazionali, il 2026 si configura come un anno di fuoco per i bilanci familiari e aziendali. Resta solo da vedere, semmai, con quali strumenti governativi e locali si cercherà di tamponare una ferita che, per ora, continua a sanguinare.

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