Amstel Gold Race 2026, Evenepoel la spunta in una volata a due su Skjelmose: Frigo decimo

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La 60esima edizione dell’Amstel Gold Race, classica olandese che tradizionalmente dà il via al cosiddetto Trittico delle Ardenne, è andata in scena domenica 19 aprile su un percorso di 257,4 chilometri. Partita da Maastricht per concludersi a Berg en Terblijt, la corsa – che deve il suo soprannome alla celebre birra olandese – presentava un tracciato spezzato da 33 muri. Un’edizione, questa del 2026, che scontava l’assenza di alcuni dei grandi big del panorama ciclistico mondiale: Tadej Pogacar, vincoritore della Sanremo e del Giro delle Fiandre, non era al via, e lo stesso vale per Tom Pidcock e Mathieu van der Poel. Una situazione, questa, che aveva finito per concentrare gran parte dei favori del pronostico sulle spalle di Remco Evenepoel (Red Bull-Bora-hansgrohe), il quale arrivava all’appuntamento forte di un terzo posto alla Ronde van Vlaanderen e della consapevolezza di dover sfruttare l’assenza dei rivali principali per aggiudicarsi quella che lui stesso aveva definito una delle corse che mancava al suo palmares.

La tattica della fuga e l’ascesa di Marco Frigo

La gara, come spesso accade su questi fondi, ha vissuto una prima fase di studio rotta da una fuga massiccia. Tra i battistrada, nei chilometri iniziali, si è portato all’attacco anche l’italiano Marco Frigo (NSN Cycling Team), il quale ha dimostrato una condizione di forma eccellente. Il corridore veneto, inseritosi in una fuga composta da altri nove attaccanti, ha saputo gestire il vantaggio e, quando il gruppetto si è sfilacciato, ha trovato la forza di proseguire in solitaria, allungando il passo e tenere in scacco per un lungo tratto il plotone guidato dalle squadre dei big. Una prestazione, quella di Frigo, che ha tenuto col fiato sospeso gli appassionati italiani, speranzosi di un exploit che manca da tempo in questa classica. L’azione del corridore italiano, seppur generosa, è destinata a concludersi nel finale, quando il ritmo imposto dal gruppo dei migliori si è fatto inesorabilmente più elevato.

La svolta a 40 chilometri dal traguardo

Il vero momento di svolta della competizione è arrivato a circa 40 chilometri dal traguardo. È stato l’attacco di Romain Gregoire (Groupama-FDJ) a fare saltare il banco, creando una selezione durissima nel gruppo dei favoriti. Alla mossa del francese hanno reagito prontamente Remco Evenepoel e Mattias Skjelmose (Lidl-Trek), quest’ultimo detentore del Titolo e vincitore dell’edizione 2025. Il terzetto di testa ha così operato il ricongiungimento con il battistrada solitario Frigo, ormai in affanno, per poi proseguire verso l’epilogo. Una caduta, nel frattempo, ha coinvolto l’americano Matteo Jorgenson e il francese Kevin Vauquelin, due degli uomini più attesi alla vigilia, togliendo così due pedine importanti dalla contesa per il successo finale. A questo punto, la corsa è diventata un testa a testa psicologico ed atletico tra il belga e il danese.

La volata decisiva e il verdetto

L’abilità di Evenepoel si è vista nella gestione degli ultimi metri. Dopo aver contribuito a mantenere l’azione assieme a Skjelmose, lasciando sul posto Gregoire, il campione olimpico ha atteso il momento giusto. Nello sprint finale, lanciato a 250 metri dal traguardo, la potenza dell’alfiere della Red Bull è app apparsa superiore a quella del rivale danese, che ha dovuto accontentarsi della piazza d’onore. Per Evenepoel, che aveva già sfiorato il podio nel 2025 chiudendo al terzo posto, è arrivato il primo sigillo in questa classica. Alle loro spalle, il gruppo dei migliori è stato regolato dal francese Benoit Cosnefroy (UAE Team Emirates), che ha completato il podio. Meno di due minuti dopo il vincitore, a chiudere una gara di grande carattere, è giunto Marco Frigo: il decimo posto finale rappresenta un risultato di prestigio per il ciclismo azzurro, a coronamento di una fuga gestita con intelligenza e forza.

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