Amstel Gold Race 60, Evenepoel il prescelto ma attenti al colpo di coda di Skjelmose
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Sport
-
Mancano i cosiddetti “fenomeni”, e questo – diciamolo pure – spalanca le porte di Valkenburg a un solo uomo. Mi riferisco a Remco Evenepoel, reduce da quel terzo posto alla Ronde che ne ha certificato la crescita anche sui muri brevi, sebbene le sue gambe sembrino talvolta incepparsi sulle salite più lunghe. La 60ª edizione dell’Amstel Gold Race, in programma domani tra Maastricht e il traguardo di Berg en Terblijt, sconta l’assenza pesante di Tadej Pogacar, il quale ha deciso di presentarsi solo all’ultimo atto delle Ardenne, e quella altrettanto significativa di Wout van der Poel. Eppure, se c’è una lezione che la “Classica della birra” ci ha consegnato negli anni, è che l’assenza di favoriti schiaccianti spesso si traduce in un copione imprevedibile, dove gli specialisti delle brevi rampe finiscono per azzannarsi a vicenda in un inseguimento senza tregua lungo i 257 chilometri disseminati di côtes.
L’eredità del 2025 e il fantasma di Valkenburg
Per capire il clima della vigilia, occorre riavvolgere il nastro di dodici mesi fa, quando Pogacar dovette inchinarsi a sorpresa. Lo sloveno, sebbene scattato sul Kruisberg, venne ricucito da Evenepoel e da Mattias Skjelmose, per poi essere regolato proprio dal danese in una volata a tre che ha cambiato le traiettorie di carriera di molti. Skjelmose, guarda caso, è proprio il detentore del titolo, nonché l’unico ex vincitore presente al via, anche se la sua condizione attuale rappresenta un autentico rebus: reduce da un lieve stato influenzale e privo del supporto del leader designato Ayuso, si presenta in Olanda con l’etichetta di “favorito di circostanza” piuttosto che di uomo da battere. La pressione, insomma, grava quasi per intero sulle spalle del belga della Red Bull, il quale ha avuto modo di studiare a fondo l’errore tattico commesso lo scorso anno, quando una eccessiva sicurezza nella volata (dopo la vittoria nella Freccia del Brabante) lo ha reso preda delle manovre altrui.
Il rebus televisivo e il percorso dei muri
Veniamo agli aspetti pratici, che come sempre condizionano la fruizione dell’evento. La Rai, nonostante la portata dell’avvenimento, ha scelto di non acquistare i diritti della corsa olandese, lasciando così il campo libero a Eurosport 1 e, di conseguenza, alle piattaforme streaming come HBO Max e Discovery+. La telecronaca, in onda a partire dalle 14:55, sarà affidata a Luca Gregorio con il commento tecnico di Riccardo Magrini. Sul piano stradale, i corridori affronteranno un percorso che restituisce centralità assoluta al Cauberg, la mitica ascesa di 800 metri al 6,5% di pendenza media, riproposta ben tre volte e collocata a soli 2,6 chilometri dall’arrivo. Si tratta di una scelta di percorso che premia l’esplosività, quella stessa esplosività che Evenepoel ha dimostrato di possedere quando i giochi si fanno corti, ma che potrebbe trasformarsi in un boomerang se il danese Skjelmose o il francese Romain Grégoire riuscissero a resistere alla sua ruota.
Le insidie nella startlist e gli scenari tattici
A complicare la vita al grande favorito ci pensa poi una startlist variegata, dove abbondano i “pistoleros” pronti a giocarsi il tutto per tutto. Oltre al già citato Skjelmose, spiccano i nomi di Matteo Jorgenson (Visma), reduce da un periodo di preparazione in altura, e di un ritrovato Julian Alaphilippe, sempre capace di accendersi sui muri olandesi. Attenzione pure a Kevin Vauquelin e a Tim Wellens, questi ultimi pronti a inserirsi nel vuoto se la battaglia tra i big dovesse arenarsi in uno stallo psicologico. La sfida, in sostanza, si giocherà sulla gestione delle energie: riuscirà Evenepoel a fare a meno della volata, magari piazzando l’affondo decisivo sull’ultima ascesa del Cauberg come suggerito dal suo ds, oppure assisteremo alla replica della passerella dell’anno scorso, dove i tre migliori si sono annullati a vicenda fino all’ultimo metro?. L’assenza di Pogacar e Van Aert livella i valori in campo, ma è proprio in questo vuoto di potere che spesso nascono le corse più belle, quelle dove a vincere non è il più forte sulla carta, bensì il più astuto nel leggere la corsa.




