Molise in ginocchio per il maltempo, dal Liscione all’esondazione del Trigno: l’emergenza non si ferma
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Redazione Interno
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È una Molise ferita, quella che fa i conti con l’ennesima furia dell’acqua, dove il termine “allerta rossa” si è trasformato in una costante angosciosa che scandisce le ore dei soccorritori e la paura dei residenti. L’elemento che più di ogni altro sintetizza la precarietà di questo momento è la Diga del Liscione, l’invaso sul Biferno che, dopo le piogge torrenziali delle ultime ore, ha superato ogni limite di guardia costringendo la Protezione Civile a un’operazione drastica: l’apertura completa dello scarico di fondo. Si è trattato, in sostanza, dell’apertura totale delle paratie per gestire il cosiddetto “tutto pieno” del lago, una scelta obbligata per scongiurare il cedimento strutturale, ma che ha generato a valle un’onda d’urto impressionante, con flussi che hanno raggiunto picchi di 550 metri cubi al secondo. Un volume d’acqua, quello rilasciato, che equivale a milioni di metri cubi riversati in un fiume, il Biferno, già provato e che ora rischia esondazioni diffuse in un’area vastissima, interessando centri abitati come Palata, Larino, Guglionesi e Portocannone, senza dimenticare la fascia costiera compresa tra Termoli e Campomarino.
Mentre la diga veniva “alleggerita” in extremis, la viabilità è collassata sotto il peso dell’acqua e del fango. A Termoli, il casello autostradale della A14 è stato chiuso, un’arteria fondamentale per la mobilità del territorio, mentre la zona industriale è stata evacuata in via precauzionale, con operai mandati a casa e l’attività produttiva ferma. Le criticità si sono spinte anche nel cuore del quartiere Rio Vivo, dove il Comune ha attivato una fase di preallerta per l’evacuazione, predisponendo un punto di accoglienza al Palasabetta per chi dovesse essere costretto ad abbandonare le proprie abitazioni. Un salvataggio, quello avvenuto nelle acque del torrente Sinarca, ha restituito un volto drammatico all’emergenza: un automobilista, rimasto intrappolato dalla piena, è stato tratto in salvo dai vigili del fuoco con l’ausilio di un elicottero, in un intervento che ha richiesto l’uso delle squadre fluviali specializzate.
L’esondazione del Trigno e la neve fuori stagione
Ma la pressione idraulica non ha risparmiato nemmeno il confine con l’Abruzzo, dove il fiume Trigno ha rotto gli argini a Montenero di Bisaccia, precisamente in contrada Padula. Qui l’acqua ha invaso la strada del Consorzio di Bonifica Sud Vasto, imponendo l’evacuazione di alcune famiglie che risiedono nell’area immediatamente prossima alla foce. Le operazioni di sgombero sono state condotte in un contesto in cui anche le strade di collegamento, come la statale 157 in direzione Petacciato e la provinciale 55 verso San Salvo, seppur tecnicamente percorribili, sono state segnalate come vie di fuga delicate da utilizzare solo in caso di assoluta necessità. Il quadro meteorologico, d’altra parte, ha mostrato una variabilità estrema: mentre le pianure e le coste venivano flagellate dalla pioggia battente, le aree montane dell’interno, in particolare in provincia di Isernia, si sono risvegliate sotto una coltre di neve eccezionale per il periodo. A Capracotta, il manto nevoso ha raggiunto gli 80 centimetri di altezza, un fenomeno che, unito alle forti raffiche di vento, ha determinato la chiusura di numerosi istituti scolastici in diversi comuni.
L’attenzione resta altissima lungo tutto il corso del Biferno, dove l’onda di piena generata dai rilasci controllati della diga continua a scorrere verso valle con una forza tale da ricordare gli scenari della devastante alluvione del 2003. A livello regionale, la Protezione Civile ha esteso il codice rosso, confermando che la fase acuta dell’emergenza non è ancora alle spalle, con il rischio di smottamenti e allagamenti improvvisi che resta concreto, soprattutto nelle aree già provate dal dissesto idrogeologico. In questo contesto di emergenza generalizzata, anche lo stabilimento Stellantis di Termoli ha dovuto sospendere il turno notturno, un campanello d’allarme che testimonia come l’emergenza idraulica si stia riverberando in modo tangibile sull’economia e sul tessuto produttivo del territorio.




