Credit Agricole punta a 6,5 milioni di clienti in Italia e conferma la fiducia in Banco Bpm
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Redazione Economia
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Il gruppo francese ha svelato il suo Piano a Medio Termine 2028, un progetto ambizioso che assegna all'Italia un ruolo di primissimo piano, destinato a contribuire per circa un quinto agli utili complessivi. Hugues Brasseur, Amministratore Delegato di Crédit Agricole Italia e Senior Country Officer, ha delineato una strategia di crescita organica che mira ad accrescere la base clienti italiana, portandola a superare la soglia dei 6,5 milioni di unità, con un incremento di quattrocentomila nuovi clienti nel quadriennio. Un percorso, questo, che si fonda sul consolidamento del modello di banca universale e su un'attenzione marcata verso i segmenti delle imprese e dell'innovazione, senza trascurare le opportunità offerte da territori dinamici come la Valtellina, dove turismo e imprenditoria locale rappresentano un volano di sviluppo.
La posizione strategica su Banco Bpm
In questo disegno, assume un rilievo particolare la posizione detenuta in Banco Bpm, sulla quale il gruppo transalpino ha espresso una chiara e inequivocabile visione di lungo periodo. Jerome Grivet, vice Amministratore Delegato di Crédit Agricole, nel corso della conference call di presentazione del piano, ha affermato con decisione: "Siamo felici della quota", sottolineando come il gruppo si stia organizzando per rimanere "a lungo termine come primi azionisti". Dichiarazioni che tagliano corto rispetto a qualsiasi ipotesi di cessione, nonostante il valore di mercato dell'investimento, acquisito a "prezzi molto inferiori a quelli attuali", renderebbe oggi estremamente vantaggiosa una sua monetizzazione. "Quindi non ha senso pensare di vendere questa quota in cambio di cash", ha chiosato Grivet, ponendo così una pietra tombale su voci e speculazioni.
Il modello di crescita italiana
L'approccio verso il mercato italiano, definito da Olivier Gavalda come secondo mercato domestico, si articola su più livelli, combinando l'espansione della rete tradizionale con un'offerta di servizi sempre più diversificata e digitale. La "Banque Verte", che ambisce a ritagliarsi il ruolo di "campione continentale" in Europa, vede nella Penisola un banco di prova privilegiato per testare un modello di business che coniuga sostenibilità ambientale e sociale con la redditività. Un impegno, quello per la crescita, che non esclude a priori operazioni di fusione e acquisizione, sebbene la rotta principale resti quella dello sviluppo interno e del potenziamento delle relazioni con la clientela esistente, della quale si vogliono cogliere tutte le potenzialità di cross-selling.
I driver fondamentali del piano
I pilastri sui quali si regge l'intera strategia sono essenzialmente l'innovazione tecnologica, la transizione ecologica e la capacità di penetrare in modo capillare il tessuto produttivo, fatto di piccole e medie imprese che cercano partner finanziari solidi e con una visione internazionale. A questi si aggiunge la volontà di presidiare territori ricchi di eccellenze, come la Valtellina, dove il gruppo intende essere un riferimento non solo per il credito ma anche per lo sviluppo di progetti legati alla filiera agroalimentare e al turismo sostenibile. Si tratta di un disegno articolato, che mira a consolidare una presenza già radicata e a trasformarla in un motore di profitto stabile e duraturo per l'intero gruppo.




