Christian Totti e l’occlusione all’acquedotto di Silvio: cos’è
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Redazione Sport
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Christian Totti ha lasciato il calcio anche per un problema di salute scoperto quasi casualmente durante una Tac eseguita per il naso: un’occlusione all’acquedotto di Silvio, piccolo canale situato all’interno del cervello attraverso il quale circola il liquido cerebrospinale. A rivelarlo è stato il padre Francesco, spiegando che il disturbo è stato successivamente risolto. Il giovane aveva interrotto l’attività agonistica nel luglio 2025, dopo l’esperienza con l’Olbia in Serie D, senza che all’epoca fossero state rese note le ragioni mediche della scelta.
Cos’è l’acquedotto di Silvio e perché un’occlusione può creare problemi
L’acquedotto di Silvio, chiamato anche acquedotto cerebrale, è un condotto molto stretto che collega il terzo e il quarto ventricolo del cervello. Attraverso questo passaggio scorre il liquor, il liquido cerebrospinale che circonda il sistema nervoso centrale e contribuisce alla protezione di cervello e midollo spinale. Quando il canale si restringe, condizione definita stenosi, oppure viene ostruito, il normale percorso del liquido può essere impedito. L’accumulo a monte dell’ostacolo può dilatare i ventricoli cerebrali e determinare una forma di idrocefalo definita ostruttiva o non comunicante.
Il racconto dell’ex capitano della Roma ha riportato anche un elemento precedente alla diagnosi: da bambino il figlio soffriva frequentemente di mal di testa. In famiglia quei disturbi erano stati associati alla stanchezza e alla sua intensa attività quotidiana, senza che emergesse allora una causa specifica. La scoperta è arrivata soltanto più tardi, attraverso l’esame radiologico effettuato per un altro problema. Il padre ha descritto con parole semplici ciò che gli era stato spiegato dai medici, riferendo che il liquido non riusciva a passare normalmente; dal punto di vista anatomico, l’ostruzione riguarda proprio la circolazione del liquor attraverso il sistema ventricolare.
Quali sintomi può provocare la stenosi dell’acquedotto cerebrale
Le manifestazioni di un’ostruzione possono cambiare molto in base all’età, all’entità del restringimento e alle conseguenze sulla pressione intracranica. Tra i sintomi associati all’idrocefalo acquisito possono comparire cefalea, nausea, vomito, sonnolenza, disturbi della vista e difficoltà nella deambulazione. Il mal di testa può essere particolarmente evidente al risveglio, perché durante la posizione distesa il drenaggio del liquido può essere meno efficace. La presenza di uno di questi disturbi, presa singolarmente, non consente però di stabilire una diagnosi: la valutazione dipende dagli esami neurologici e dalle immagini del cervello.
La stenosi dell’acquedotto è una delle cause riconosciute di idrocefalo ostruttivo perché interessa uno dei passaggi più stretti che mettono in comunicazione i ventricoli. L’idrocefalo, a sua volta, è caratterizzato da un accumulo anomalo di liquido cerebrospinale nelle cavità cerebrali, con possibile aumento delle loro dimensioni e della pressione all’interno del cranio. La condizione può essere congenita, quindi presente dalla nascita, oppure acquisita successivamente; in alcuni casi una forma congenita può manifestarsi clinicamente soltanto più avanti, anche nell’età adulta.
Come viene trattato l’idrocefalo ostruttivo
Quando l’ostruzione produce un idrocefalo che richiede trattamento, una delle tecniche neurochirurgiche utilizzate è la ventricolostomia endoscopica del terzo ventricolo. L’intervento crea una nuova via attraverso la quale il liquor può circolare, aggirando il punto ostruito; in altre situazioni possono essere impiegati sistemi di derivazione per drenare il liquido verso un’altra parte del corpo. La scelta dipende dalle caratteristiche anatomiche e cliniche del singolo paziente. Nel caso raccontato dall’ex calciatore non sono stati resi pubblici i dettagli della procedura effettuata: è stato riferito soltanto che il problema è stato risolto.
Prima dell’addio al calcio, il ragazzo aveva provato a costruirsi un percorso sportivo autonomo nonostante il peso di un cognome inevitabilmente legato alla storia della Roma. Il padre ha ricordato che inizialmente avrebbe voluto dedicarsi al tennis e che successivamente aveva scelto il pallone, ricevendo dalla famiglia libertà nella decisione. Durante la crescita, però, aveva dovuto affrontare anche critiche legate alla notorietà familiare, arrivate quando aveva appena dodici o quindici anni.
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