Occlusione all’acquedotto di Silvio, cos’è il problema alla testa che ha colpito anche il figlio di Totti
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Redazione Sport
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Cristian Totti ha smesso di giocare a calcio a luglio 2025, a diciannove anni, dopo l’ultima esperienza in Serie D con l’Olbia. Per mesi la spiegazione più diffusa ha riguardato il peso del cognome, la pressione e le critiche che accompagnavano ogni sua partita. Solo adesso, però, emerge un dettaglio diverso: il ritiro è legato anche a un problema di salute. A raccontarlo è stato il padre, Francesco Totti, in un’intervista al Corriere dello Sport, precisando che la scoperta è avvenuta quasi per caso durante una tac eseguita per un disturbo al naso.
La diagnosi emersa dalla tac
«Ha avuto un problema alla testa», ha spiegato l’ex capitano della Roma. «Hanno trovato un’occlusione nell’acquedotto di Silvio. Mo’, non è che faccio il medico, te lo dico così come me l’hanno spiegato: non passava tutto il liquido al cervello». Il quadro, stando a quanto ricostruito, potrebbe gettare luce su un sintomo che accompagnava Cristian fin da bambino: i frequenti mal di testa. «Ma era sempre in movimento, nessuno si era mai preoccupato. Sarà un po’ stanco, pensavamo», ha aggiunto Totti, chiarendo comunque che il problema è stato risolto.
Che cosa è l’acquedotto di Silvio
L’acquedotto di Silvio, noto anche come acquedotto cerebrale, è un condotto sottilissimo che mette in comunicazione il terzo e il quarto ventricolo del cervello. Al suo interno scorre il liquido cerebrospinale, o liquor, la cui funzione è proteggere l’encefalo e il midollo spinale, mantenendo stabile l’ambiente intracranico. Si tratta del tratto più stretto dell’intero percorso del liquor: la sua sezione, nell’adulto, non supera il millimetro e mezzo di diametro, il che lo rende particolarmente vulnerabile a ostruzioni anche minime.
Quando questo canale si restringe o si chiude, il liquido non defluisce regolarmente e tende ad accumularsi nei ventricoli a monte, provocando un aumento della pressione all’interno del cranio. La condizione viene classificata come idrocefalo ostruttivo, o non comunicante, e la stenosi dell’acquedotto rappresenta una delle cause più frequenti. Le origini possono essere congenite, oppure acquisite in seguito a infezioni, emorragie o lesioni che comprimono il condotto.
Sintomi e quadri clinici
La sintomatologia varia sensibilmente in base all’età e alla rapidità con cui si instaura il blocco. Negli adulti e nei ragazzi più grandi, il segnale più comune è proprio la cefalea persistente, spesso accompagnata da nausea, disturbi della vista e sonnolenza. Esistono anche casi in cui l’ostruzione rimane silenziosa per anni, compensata dalla dinamica dei fluidi, e si manifesta solo in un secondo momento con episodi ricorrenti di mal di testa.
Nei bambini piccoli, invece, l’aumento della pressione può tradursi in un ingrossamento anomalo della circonferenza cranica, irritabilità e difficoltà nell’alimentazione. Quando la pressione sale in modo rapido, la condizione può diventare un’emergenza neurologica. Le opzioni terapeutiche, nei casi che richiedono un intervento, comprendono la derivazione ventricolo-peritoneale e la ventricolocisternostomia endoscopica, una procedura che crea un passaggio alternativo per il deflusso del liquor.
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