Cristian Totti e l'occlusione dell'acquedotto di Silvio: cos'è, i sintomi e come si risolve

Cristian Totti e l'occlusione dell'acquedotto di Silvio: cos'è, i sintomi e come si risolve
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Redazione Sport Redazione Sport   -   Cristian Totti ha lasciato il calcio giocato nell'estate del 2025, a diciannove anni, dopo l'esperienza in Serie D con l'Olbia. Per oltre un anno le ragioni di quella decisione sono rimaste legate soprattutto alla pressione mediatica e al peso del cognome, ma nei giorni scorsi Francesco Totti ha raccontato al Corriere dello Sport un dettaglio rimasto fino ad allora sullo sfondo: durante una Tac eseguita per un problema al naso, ai medici era apparsa una occlusione nell'acquedotto di Silvio.

«Non è che faccio il medico, te lo dico così come me l'hanno spiegato: non passava tutto il liquido al cervello», ha detto l'ex capitano della Roma, precisando che il problema è stato risolto. Il racconto ha riportato l'attenzione su una condizione neurologica poco conosciuta, che può restare silenziosa per anni.

Che cos'è l'acquedotto di Silvio

L'acquedotto di Silvio è un canale sottilissimo che si trova all'interno del cervello, nel mesencefalo, e mette in comunicazione il terzo e il quarto ventricolo. Attraverso questo passaggio scorre il liquido cerebrospinale, detto anche liquor, che protegge l'encefalo e il midollo spinale e contribuisce a mantenere stabile la pressione all'interno del cranio. Si tratta del punto più stretto dell'intero percorso del liquor nel sistema nervoso centrale, con una sezione che nell'adulto non supera i due millimetri quadrati.

«L'acquedotto di Silvio è un sottilissimo canale all'interno del cervello che mette in comunicazione il terzo e il quarto ventricolo e permette al liquor di proseguire il suo percorso», spiega il professor Diego Garbossa, direttore della Struttura Complessa di Neurochirurgia U dell'A.O.U. Città della Salute e della Scienza di Torino e ordinario di Neurochirurgia al Dipartimento di Neuroscienze dell'Università degli Studi di Torino.

Quando il passaggio si restringe

Se l'acquedotto è congenitamente più stretto del normale, oppure si restringe nel tempo per una condizione acquisita, il deflusso del liquor può diventare insufficiente. «Una delle possibili cause è una malformazione chiamata stenosi dell'acquedotto di Silvio», chiarisce Garbossa. «È un restringimento del canalino che mette in comunicazione il terzo e il quarto ventricolo. Può essere congenito e rimanere funzionale per un certo periodo di tempo. Con lo sviluppo, però, è possibile che il deflusso diventi insufficiente».

Il professore Flavio Giordano, associato di Neurochirurgia all'Università degli Studi di Firenze e all'Aou Meyer Irccs, ha spiegato all'Adnkronos che si tratta di una malformazione congenita rara, con un'incidenza di circa un caso ogni cinquemila nati, e che il blocco del canale provoca un idrocefalo, cioè un accumulo di liquido sotto pressione nei ventricoli.

Sintomi lenti e diagnosi difficile

La particolarità di questa condizione, quando si sviluppa in modo cronico, è la gradualità. Il liquido non defluisce correttamente, ma la pressione sale lentamente e l'organismo riesce a compensare per molto tempo. «La cefalea, continua o subcontinua, può essere accompagnata da episodi di nausea e vomito, difficoltà nella concentrazione o nella memoria», spiega ancora Garbossa. «Nei casi più avanzati compaiono anche disturbi cognitivi o altri disturbi neurologici. Ma normalmente, in caso di idrocefalo cronico, tutto è molto progressivo».

È proprio questa lentezza a rendere complicata l'individuazione del problema: una persona può convivere per anni con mal di testa ricorrenti senza sapere di avere un'alterazione nella circolazione del liquor. Nel racconto di Francesco Totti, del resto, i frequenti mal di testa di Cristian da bambino erano stati attribuiti alla stanchezza. «Fin da piccolo aveva frequenti mal di testa. Ma era sempre in movimento, nessuno si era mai preoccupato», ha detto il padre.

Per la diagnosi, come nel caso del figlio dell'ex calciatore, una Tac può mostrare una dilatazione dei ventricoli, ma serve poi una risonanza magnetica per individuare la causa esatta dell'ostruzione. Giordano ha precisato che nei pazienti più grandi un esame utile è anche quello del fondo dell'occhio, mentre la risonanza magnetica dell'encefalo resta l'indagine dirimente per diagnosticare l'idrocefalo e la sua origine.

Come si interviene

Quando il problema è un'ostruzione meccanica, l'obiettivo del trattamento è ripristinare il passaggio del liquido. «In questi casi bisogna sbloccare il flusso. Nel caso di una stenosi dell'acquedotto si può utilizzare un endoscopio per creare una nuova via all'interno dei ventricoli, in modo che il liquido possa bypassare l'ostruzione», spiega Garbossa.

La tecnica a cui si riferisce è la ventricolostomia endoscopica del terzo ventricolo, un intervento neurochirurgico che crea un'apertura sul pavimento del terzo ventricolo per far defluire il liquor verso gli spazi subaracnoidei, dove viene riassorbito. Giordano ha indicato per questa procedura un tasso di riuscita del novanta per cento e ha aggiunto che, dal punto di vista neurochirurgico, non esiste alcuna preclusione al ritorno alle attività sportive, anche a livello professionistico.

Nel caso di Cristian Totti, il padre si è limitato a dire che il problema è stato risolto, senza entrare nei dettagli del percorso terapeutico seguito.

Il percorso di Cristian Totti

Primogenito di Francesco Totti e Ilary Blasi, Cristian è cresciuto nel settore giovanile della Roma, poi è passato al Frosinone, ha avuto una parentesi in Spagna con il Rayo Vallecano ed è approdato in Serie D tra Avezzano e Olbia, dove ha chiuso la carriera agonistica nel luglio del 2025. Oggi fa parte dello staff della Totti Soccer School, la scuola calcio di famiglia. Nella stessa intervista al Corriere dello Sport, Francesco Totti ha parlato anche delle difficoltà legate al cognome: «Crescendo ha conosciuto la cattiveria degli altri. Parlar male di un ragazzo di dodici, quindici anni è vergognoso. Mi hanno ferito».

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