Falso certificato Covid, Xhaka fuori dalla Svizzera: rischia fino a 5 anni
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Redazione Salute
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Granit Xhaka non sarà a disposizione della nazionale svizzera per i prossimi impegni di Nations League. Il centrocampista del Sunderland, capitano della selezione elvetica, è finito al centro di un'indagine della Procura di Lucerna per una vicenda legata a un certificato di vaccinazione anti Covid falso. La decisione di escluderlo dalla rosa è stata comunicata dall'ASF, l'Associazione Svizzera di Football, dopo che lo stesso giocatore ha ammesso pubblicamente i fatti attraverso un messaggio pubblicato sul proprio profilo Instagram.
L'ammissione sui social
Nel suo intervento, il trentatreenne ha spiegato di aver agito in un periodo di forte incertezza personale. «All'epoca, in merito alla vaccinazione contro il Covid-19, ero personalmente molto insicuro e nutrivo grandi riserve», ha dichiarato Xhaka, aggiungendo di provare «una profonda diffidenza nei confronti del vaccino» e di essere stato «dominato da paure e insicurezza». Il calciatore ha poi riconosciuto la scelta compiuta: «In quello stato d'animo turbolento, ho acquistato un certificato di vaccinazione invece di chiarire i miei dubbi seguendo la procedura prevista».
Ha quindi espresso il proprio pentimento: «Oggi mi rendo conto chiaramente che quella scelta non è stata corretta. È stato un errore. Me ne dispiace». Xhaka ha infine assicurato la propria collaborazione nell'ambito del procedimento in corso, affermando di assumersi «la responsabilità di questa decisione» e di sottoporsi «all'accertamento dei fatti» collaborando «pienamente con le autorità competenti».
L'indagine della Procura di Lucerna
La Procura di Lucerna ha confermato l'apertura di un procedimento penale nei confronti del giocatore svizzero. Secondo quanto emerso, l'inchiesta riguarda anche una dottoressa di Lucerna che avrebbe rilasciato la certificazione. La polizia aveva già perquisito lo studio della professionista nel 2023, acquisendo materiale probatorio. Xhaka dovrebbe essere ascoltato dagli inquirenti all'inizio di ottobre. La vicenda si concentra su un certificato che attestava due vaccinazioni, avvenute secondo la documentazione nel gennaio e nel novembre del 2022.
L'indagine dovrà accertare se le somministrazioni indicate siano realmente avvenute e stabilire le eventuali responsabilità penali dei soggetti coinvolti.
Il quadro normativo e le possibili conseguenze
La falsificazione di documenti in Svizzera è disciplinata dall'articolo 251 del Codice penale. Secondo quanto riferito da un esperto interpellato dalla stampa elvetica, il reato può essere punito con una pena pecuniaria oppure con una pena detentiva fino a cinque anni. Si tratta tuttavia del massimo previsto dalla legge, non di una pena già prospettata per il giocatore. Per una persona incensurata, in caso di condanna, potrebbe essere contemplata una pena pecuniaria sospesa con la condizionale, accompagnata da una multa che può arrivare fino a diecimila franchi.
La sanzione concreta dipenderebbe da diversi fattori ancora da valutare. Parallelamente al procedimento penale, non è automatica un'eventuale sanzione da parte del club o della federazione, ma potrebbero emergere conseguenze sportive qualora venisse meno la fiducia nel giocatore o fosse danneggiata l'immagine della squadra.
La posizione della federazione
L'esclusione di Xhaka dalla nazionale è stata decisa di comune accordo tra il giocatore e i vertici dell'ASF. Il presidente Peter Knäbel ha spiegato che la federazione ha apprezzato la decisione del calciatore di compiere questo passo e di affrontare quanto accaduto. «Allo stesso tempo, siamo giunti insieme alla conclusione che sia nell'interesse della squadra svolgere questo raduno senza di lui», ha dichiarato Knäbel. La Svizzera affronterà Macedonia del Nord, Scozia e Slovenia nei prossimi impegni di Nations League.
Al termine di questa finestra internazionale, la federazione valuterà nuovamente la situazione insieme al giocatore e discuterà i prossimi passi.
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