Carburanti, Urso: "Se il blocco di Hormuz fa aumentare i prezzi, misure mirate"

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Mentre il blocco dello Stretto di Hormuz continua a tenere banco sui mercati internazionali, il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha lanciato un messaggio chiaro: se la crisi in corso dovesse tradursi in un rincaro dei carburanti alla fonte, il governo è pronto a intervenire con misure mirate. Lo ha dichiarato a margine dell'evento degli Stati Generali della Space Economy, in corso a Milano, chiarendo che l'esecutivo non intende restare a guardare di fronte a possibili ripercussioni sul caro-benzina e gasolio.

Le misure del governo e il monitoraggio dei prezzi

Le parole del ministro arrivano in un contesto di crescente tensione per i rifornimenti. Qualora il blocco dello Stretto di Hormuz dovesse perdurare, causando un incremento dei prezzi alla fonte, il governo interverrà come ha già fatto in passato: con provvedimenti specifici e mirati, che non avranno però carattere generalizzato. In passato, il taglio generalizzato delle accise era costato circa un miliardo di euro al mese senza raggiungere gli obiettivi prefissati, finendo per avvantaggiare principalmente i redditi più alti.

Per questo motivo, eventuali aiuti sarebbero destinati selettivamente alle famiglie meno abbienti, al settore dell'autotrasporto e alle imprese in difficoltà.

Nel frattempo, il ministero ha già rafforzato il monitoraggio su tutta la filiera, dalla produzione alla distribuzione, attraverso il sistema Mister Prezzi, per scongiurare speculazioni o rincari ingiustificati che approfittino delle tensioni internazionali. Un piano operativo, predisposto insieme al ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti, prevede anche l'intervento della Guardia di Finanza.

Le ricadute sul territorio e i prezzi alla pompa

Nonostante il governo assicuri che al momento non si registrino fenomeni speculativi diffusi, la situazione continua a preoccupare le famiglie e le imprese. Il trend al rialzo, che fa riferimento anche al rischio di un calo delle scorte petrolifere, sta già pesando sui bilanci degli italiani. In Veneto, per esempio, i prezzi del gasolio e della benzina viaggiano in linea con la media nazionale, dove un pieno di 50 litri di verde arriva a costare fino a 17 euro in più rispetto a un anno fa.

A livello nazionale, i dati più recenti parlano di una benzina self service venduta mediamente a 1,84 euro al litro, mentre il gasolio supera i 2 euro in molti distributori. Rincari che, secondo gli operatori del settore, non sempre trovano giustificazione in una reale carenza di prodotto raffinato sul mercato, ma che riflettono piuttosto le fibrillazioni di un contesto geopolitico sempre più incerto.

Le strategie di lungo periodo per la sicurezza energetica

L'occasione è stata utile al ministro anche per ribadire la necessità di una strategia energetica di lungo respiro. Secondo Urso, il blocco dello Stretto di Hormuz insegna che l'Italia deve ridurre la propria dipendenza dall'estero, puntando con decisione su fonti di energia controllate sul territorio nazionale. In questa direzione, il governo ha già accelerato sulla strada delle rinnovabili, con una capacità produttiva aumentata di oltre il 40% in questi anni, e ha riaperto la strada al nucleare civile di nuova generazione.

Il ministro ha espresso l'auspicio che il Parlamento condivida il provvedimento entro la pausa estiva, in modo da poter avviare i decreti attuativi entro l'anno.

"La realtà ci impone di realizzare tutto quello che è necessario per la sicurezza energetica del nostro Paese e del nostro continente", ha aggiunto Urso, sottolineando che l'incertezza e i conflitti armati che circondano l'Europa sono ormai il nuovo paradigma dell'epoca che stiamo vivendo.

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