Inter, ora è corsa all’aritmetica: ecco quando potrebbe diventare campione d’Italia
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Redazione Sport
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La domanda, ormai, non è più “se”, ma “quando”. L’Inter, forte del pareggio interno del Napoli sul campo del Parma – un risultato che ha inevitabilmente allungato le distanze in vetta – si ritrova con un vantaggio di nove punti a sei giornate dal termine del campionato. Uscendo dalla sfida del Sinigaglia, dove i nerazzurri hanno sofferto più del previsto prima di piegare un coraggioso Como, lo spogliatoio e lo staff avevano già cominciato a fare i calcoli: diciotto i punti ancora in palio, dieci quelli che servono alla squadra di Simone Inzaghi per blindare aritmeticamente il tricolore numero ventuno della propria storia. Un margine, quest’ultimo, che trasforma ogni prossima partita in una potenziale opportunità di festa.
Il calendario e i conti in tasca
Il cammino che separa l’Inter dal traguardo presenta sei ostacoli: Cagliari, Torino, Parma, Lazio, Verona e Bologna, un mix di trasferte insidiose e partite casalinghe (tre e tre) nelle quali la matematica gioca un ruolo ormai centrale. Se i nerazzurri dovessero vincere i prossimi due impegni, e contestualmente il Napoli non facesse altrettanto, l’aritmetica potrebbe già cominciare a parlare con largo anticipo. Ma è proprio il dettaglio delle combinazioni a rendere il discorso meno lineare: ogni pareggio dell’inseguitura, abbinato a una vittoria dell’Inter, accorcia i tempi. La differenza sostanziale, però, resta nella facilità realizzativa dimostrata dai nerazzurri anche nei momenti di maggiore tensione, come testimoniato dall’ultimo turno di campionato.
Il gol allo scadere del primo tempo e la svolta psicologica
Un elemento, quest’ultimo, che merita un’analisi a parte: il gol segnato da Thuram proprio allo scadere della prima frazione di gioco a Como – dopo una rete analoga di Calhanoglu a Roma – ha permesso all’Inter di stoppare quella che altrimenti sarebbe potuta diventare una deriva psicologica nefasta. Il Como, fino a quel momento stellare, conduceva 2-0 e aveva dominato la scena; un vantaggio che, come ha osservato l’ex difensore Lele Adani a “La Nuova Ds”, rappresentava una “breve passeggiata sul precipizio”. La capacità di rovesciare il risultato (finito 4-3 per i nerazzurri) ha posto le premesse per un successo che, al di là dei tre punti, ha un valore simbolico enorme: quello di una squadra che, anche quando non esprime il proprio miglior calcio, trova risorse inaspettate.
Le parole misurate di Barella e la realtà dei conti
Davanti alle telecamere di Dazn, Nicolò Barella ha sfiorato la tentazione di dichiarare la pratica chiusa, salvo poi correggersi in corsa: “Mancano ancora sei partite”, ha detto, mentre alle sue spalle i tifosi nerazzurri intonavano già “vinceremo il Tricolor”. Una prudenza, quella del centrocampista, che stride con l’evidenza dei numeri. Perché se è vero che l’Inter deve ancora affrontare squadre come Lazio e Bologna, capaci di creare problemi a chiunque, è altrettanto vero che dieci punti in sei giornate rappresentano un obiettivo non solo abbordabile, ma quasi scontato per una capolista che ha dimostrato di saper vincere anche le partite più sporche. La vittoria di Como ne è l’esempio più calzante: un match che poteva trasformarsi in un’imboscata e che invece, grazie alla freddezza nei momenti decisivi, è diventato l’ennesimo passo verso quello che ormai appare come un traguardo solo aritmetico da certificare.




