L'Italia aggrappata a un filo, tra il miraggio della qualificazione diretta e lo spettro dei playoff
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Redazione Sport
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Nonostante il successo per 2-0 in Moldavia, ottenuto in un match che, a ben vedere, ha offerto ben poche emozioni oltre al risultato finale, la squadra di Gattuso si ritrova a dover fare i conti con una realtà aritmetica che appare quasi del tutto ineluttabile. Gli azzurri, i quali hanno saputo costruire una serie di sei vittorie consecutive dopo l'iniziale battuta d'arresto in terra norvegese, hanno blindato il secondo posto nel girone I, un traguardo che, seppur dignitoso, non basta per guardare con serenità al futuro prossimo. La vetta del gruppo, infatti, rimane saldamente in mano alla Norvegia, la quale, mantenendo un perfetto punteggio, ha di fatto allungato il suo vantaggio a tre lunghezze, lasciando agli uomini del ct italiano un'apparente speranza che, nei fatti, si rivela per ciò che è: un'ipotesi remota, confinata nel regno della pura teoria calcistica.
L'impresa impossibile di San Siro
Per strappare il pass per il Mondiale 2026 in Nord America senza dover passare attraverso la trafila dei playoff, all'Italia non basterebbe una semplice vittoria nell'ultimo e decisivo scontro diretto con la Norvegia, in programma domenica 16 novembre a San Siro. La necessità, come è noto, è quella di vincere con un margine di almeno nove reti, un'impresa che, considerando il valore tecnico dell'avversaria e la tenuta difensiva che la stessa ha mostrato in tutto il percorso di qualificazione, assume i contorni del miracolo sportivo, un'eventualità che nessuno, negli ambienti della nazionale, sembra realmente contemplare. Quella che si prospetta, dunque, è una partita dalla doppia valenza: da un lato la formalità di un risultato che, con ogni probabilità, non muterà le sorti del girone, e dall'altro la ricerca di un prestigio e di una solidità di gioco che possano servire da trampolino per la sfida successiva.
La via obbligata dei playoff e i fantasmi del passato
Con la qualificazione diretta ormai relegata a un mero esercizio di stile, l'attenzione comincia inevitabilmente a spostarsi verso il percorso dei playoff, un labirinto dal quale l'Italia, negli ultimi cicli, non è uscita sempre indenne. L'accesso a questa fase, che assegna altri preziosi posti per la fase finale, riapre per i tifosi e per gli addetti ai lavori un capitolo fatto di ricordi non proprio felici, dove si annidano alcune delle più cocenti delusioni della storia recente degli azzurri. Tra le possibili avversarie che potrebbero incrociarsi sul cammino dell'Italia nel prossimo marzo, le proiezioni indicano infatti la presenza di formazioni che, in passato, sono state artefici di episodi particolarmente dolorosi, come la Svezia e la Macedonia, quest'ultima potenzialmente in attesa in una finale che deciderà tutto.
Un futuro tutto da scrivere
Il lavoro che attende Gattuso e il suo staff, pertanto, si delinea come complesso e gravoso, richiedendo non solo una preparazione tattica meticolosa ma anche un'attenzione particolare alla sfera psicologica di un gruppo che dovrà affrontare una pressione enorme. La partita contro la Norvegia, al di là del suo esito in termini di qualificazione, rappresenterà un banco di prova fondamentale per testare il carattere e la reattività della squadra in una situazione di svantaggio oggettivo, offrendo degli spunti preziosi in vista della cruciale tornata di marzo. Il percorso verso Canada, Stati Uniti e Messico, che sembrava poter essere lineare, si è dunque trasformato in un sentiero irto di ostacoli, dove il talento individuale dovrà fondersi con una forte determinazione collettiva per evitare che la stagione si concluda ancora una volta prematuramente.




