È morto Neil Sedaka, il re del pop americano degli anni Sessanta aveva 86 anni
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Se n’è andato in silenzio, lontano dai riflettori che pure lo avevano così spesso illuminato, Neil Sedaka, cantautore e pianista statunitense tra i più amati e prolifici del Novecento. La notizia della sua scomparsa, avvenuta a Los Angeles all’età di 86 anni, è stata diffusa dalla famiglia con un comunicato che lo ricorda come “una vera leggenda del rock and roll”, ma anche, e soprattutto per chi lo conosceva, come “un essere umano incredibile”. Le cause del decesso non sono state rese note, ma stando a quanto riportato da alcuni media statunitensi, nella mattinata di venerdì Sedaka era stato colto da un malore nella sua abitazione, un improvviso aggravarsi delle condizioni che ha reso vano il successivo ricovero. Una scomparsa che ha del fulmineo, se si pensa che solo pochi giorni prima l’artista appariva in buona forma, intento a condividere sui social la sua inesauribile passione per la musica. Lascia la moglie Leba Strassberg, sposata oltre sessant’anni fa, e i due figli, Marc e Dara, con cui aveva inciso, nei primi anni Ottanta, il brano “Should’ve Never Let You Go”.
Da Brooklyn al Brill Building, la nascita di un repertorio senza tempo
Nato e cresciuto a Brooklyn, in una famiglia di origini ebraiche, Sedaka mostrò fin da bambino un talento precoce per il pianoforte, tanto da guadagnarsi un posto alla prestigiosa Juilliard School of Music, dove studiò musica classica. Ma il richiamo del rock’n’roll, che proprio in quegli anni esplodeva negli Stati Uniti, fu più forte. Fu così che, ancora adolescente, incontrò il vicino di casa Howard Greenfield, con cui instaurò un sodalizio artistico destinato a diventare uno dei più fecondi del celebre Brill Building, la fabbrica di canzoni newyorkese. Insieme scrissero pagine fondamentali della musica pop, spesso regalando i loro pezzi ad altri interpreti prima di interpretarli loro stessi. Un esempio su tutti è “Stupid Cupid”, il brano che lanciò Connie Francis nel 1958 e che aprì a Sedaka le porte dell’industria discografica. Da lì a poco sarebbero arrivate le sue prime incisioni e una valanga di successi firmati con il suo nome, tra cui “Oh! Carol” – dedicata a Carole King –, “Calendar Girl”, “Happy Birthday Sweet Sixteen” e la versione originale di “Breaking Up Is Hard to Do”, che nel 1962 scalò le classifiche di mezzo mondo.
L'oblio del beat e la rinascita negli anni Settanta con Elton John
L’arrivo dei Beatles e la conseguente invasione britannica, a metà degli anni Sessanta, spazzarono via gran parte della musica leggera precedente, e Sedaka non fece eccezione. Le sue melodie orchestrali e i suoi cori doo-wop sembravano improvvisamente datati, fuori moda. Il declino fu rapido e doloroso, tanto da costringerlo a ripiegare quasi esclusivamente sull’attività di autore per altri, scrivendo per artisti del calibro di Frank Sinatra ed Elvis Presley. La rinascita, però, era dietro l’angolo. Trasferitosi in Inghilterra all’inizio del decennio successivo, Sedaka trovò nuova linfa vitale e un alleato inaspettato in Elton John, che lo volle nella sua etichetta, la Rocket Records. Fu l’inizio di un clamoroso ritorno sulla scena: nel 1974 la compilation “Sedaka’s Back” anticipò il trionfo dell’anno dopo, quando “Laughter in the Rain” e “Bad Blood” – quest’ultima con la voce non accreditata dello stesso John – tornarono a portarlo in vetta alla classifica americana. Nello stesso periodo, la sua “Love Will Keep Us Together”, incisa dai Captain & Tennille, dominava le radio. Un doppio, inaspettato ritorno al successo che pochi avevano previsto.
I riconoscimenti, l'addio alle scene e l'eredità musicale
La sua stella sulla Hollywood Walk of Fame, ricevuta nel 1978, e l’ingresso nella Songwriters Hall of Fame nel 1983 hanno sancito uno status che il tempo non ha mai scalfito. Pur allontanatosi dalle classifiche con l’avvento degli anni Ottanta, Sedaka non ha mai smesso di comporre, esibirsi e registrare, esplorando generi che andavano dalla classica alla musica per bambini, fino a un intero album in yiddish. Nel 2020, durante la pandemia, la sua presenza sui social network lo aveva fatto riscoprire anche alle generazioni più giovani, dimostrando una vitalità artistica rimasta intatta fino all’ultimo. Due anni fa, nel 2024, aveva annunciato il ritiro dalla scrittura, cedendo il suo catalogo alla Primary Wave Music. Ma le sue canzoni, quelle sì, continueranno a vivere, testimoni di un’epoca e di un modo di intendere la melodia pop che ha segnato indelebilmente la storia della musica.




