A Miami la difesa saudita regge, poi Muslera tradisce: all’uruguay non basta l’assedio
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Redazione Sport
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L’Hard Rock Stadium di Miami, tempio del football americano e location abituale per eventi di richiamo mondiale, ha fatto da cornice alla prima, vera sorpresa del Gruppo H, se si considera che nell’altra sfida Spagna e Capo Verde non sono andate oltre uno 0-0 piuttosto timido. A passare in vantaggio – e a resistere fino al triplice fischio nonostante un secondo tempo vissuto interamente sulla difensiva – è stata l’Arabia Saudita di Georgios Donis, capace di capitalizzare l’unico, vero errore di una serata storta per Fernando Muslera.
Il punteggio di 1-1, letto a freddo, potrebbe sembrare un risultato equilibrato, ma il racconto della partita restituisce l’immagine di un Uruguay padrone del gioco ma poco concreto sottoporta, almeno fino all’assedio finale.
L’errore di Muslera e il vantaggio a freddo dei sauditi
Per oltre mezz’ora la squadra di Marcelo Bielsa aveva gestito il pallone con la pazienza che contraddistingue le sue formazioni, cercando di smontare il fortino asiatico. Invece, a spezzare l’equilibrio ci ha pensato un episodio sfortunato per l’estremo difensore uruguaiano: al 41’, su un’azione non particolarmente pericolosa sviluppatasi da corner, Muslera non è riuscito a trattenere il pallone, e la respinta corta è stata prontamente messa in rete da Ali Al-Amri.
Un gol che sa di beffa per la Celeste, ma che per i ragazzi di Donis rappresenta il classico esempio di cinismo puro: pochi passaggi nella trequarti avversaria, ma una conclusione chirurgica. Era dal lontano 1994 che i "Verdi Falchi" non riuscivano a passare il turno nel torneo iridato, e questo pareggio – venuto con un pizzico di fortuna – tiene accesa una speranza che sembrava sopita da decenni.
La reazione di Bielsa, la doccia fredda di Araujo e il muro Al-Owais
Nella ripresa, come prevedibile, l’inerzia è cambiata radicalmente. Bielsa ha gettato nella mischia forze fresche, sostituendo un Darwin Núñez apparso decisamente fuori ritmo (il centravanti arrivava a questo appuntamento dopo quattro mesi esatti senza partite ufficiali, una condizione che si è vista nella mancanza di brillantezza nei tagli), e inserendo uomini più propensi alla penetrazione centrale.
L’assedio è stato totale, e all’80’ è arrivato il meritato pareggio: Maximiliano Araujo ha trovato lo spiraglio giusto per battere il portiere saudita, scatenando la reazione furiosa di una squadra che non voleva lasciare punti per strada. Tuttavia, la storia di questa partita non si chiude con l’urlo del gol del pari. Dopo l’1-1, l’Hard Rock Stadium ha assistito a un vero e proprio show del portiere arabo Mohammed Al-Owais.
L’ex numero uno ha compreso una serie di interventi decisivi, negando la gioia del definitivo vantaggio a Valverde e ai subentrati prima con parate in tuffo e poi con uscite tempestive che hanno chiuso ogni varco.
L’arbitraggio italiano e il peso di un girone ancora tutto da scrivere
Accanto allo spettacolo in campo, meritano una menzione i fischietti italiani presenti a Miami. Maurizio Mariani, alla sua prima esperienza in una competizione così prestigiosa supportato dagli assistenti Bindoni e Tegoni, ha diretto la sfida con personalità, gestendo senza troppi sussulti i momenti di maggiore tensione dell’assedio sudamericano.
Al Var c’era il connazionale Marco Di Bello, affiancato dai colleghi Bebek e Brisard: nessuna correzione pesante è stata necessaria in una sfida dove, a conti fatti, il fattore umano degli errori individuali ha pesato più delle sviste arbitrali. Un piccolo, ma significativo, trofeo di rappresentanza per una scuola arbitrale italiana purtroppo assente, come Nazionale, dal tabellone principale del torneo.




