Sabotaggio all’oleodotto transalpino o guasto tecnico? Il giallo di Tolmezzo che ferma le forniture alla Germania
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Redazione Interno
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Non c’è pace per le infrastrutture critiche del Nordest. Mentre l’attenzione era altrove, un evento anomalo accaduto a fine marzo torna prepotentemente alla ribalta per la sua gravità potenziale e per le contraddizioni che lo avvolgono. Il 25 marzo scorso, un traliccio della linea elettrica ad alta tensione che serve l’area di Tolmezzo, in provincia di Udine, è stato danneggiato. L’accaduto, stando a quanto riportato da testate tedesche come Business Insider e Welt am Sonntag, avrebbe i contorni di un’azione deliberata, di un sabotaggio mirato a interrompere il flusso di greggio verso l’Europa centrale.
La ricostruzione degli eventi, sebbene ancora frammentaria, inizia a prendere forma grazie ai comunicati ufficiali e alle indiscrezioni investigative. Terna, la società che gestisce la rete elettrica nazionale, ha confermato il danneggiamento del sostegno della linea a 132 kV Tolmezzo-Paluzza n. 416, classificandolo come opera di “ignoti”. L’atto in sé – l’ipotesi più accreditata sul campo parla del taglio netto di due piedi del traliccio, probabilmente eseguito con una fiamma ossidrica -4 – ha costretto l’azienda a disalimentare l’impianto del cliente principale della zona: la Società Italiana per l’Oleodotto Transalpino (Siot), gestore dell’oleodotto Tal. La riparazione, come si legge nei documenti, è durata fino al 29 marzo, causando un black out prolungato della stazione di pompaggio di Paluzza.
La versione ufficiale di Tal e il siluro della stampa tedesca
La reazione dei vertici del Tal non si è fatta attendere, ed è stata netta nella forma quanto ambigua nella sostanza. L’azienda ha ufficialmente smentito la pista del sabotaggio, etichettando l’accaduto come un semplice “rallentamento tecnico delle attività dovuto a molteplici occorrenze, proprie e di terzi”. Per Tal, la richiesta di scollegare l’impianto da parte di Terna per riparare un traliccio danneggiato a oltre dodici chilometri di distanza sarebbe il frutto di una manutenzione straordinaria, escludendo qualsiasi “azione esterna da parte di terzi” contro i propri asset.
Eppure, la versione ufficiale fatica a contenere il clamore che arriva dalla Germania. I media tedeschi sostengono che l’interruzione non sia stata affatto una formalità burocratica, ma un duro colpo alla catena di approvvigionamento. Secondo quelle ricostruzioni, raffinerie strategiche come la Miro (nei pressi di Karlsruhe) e la Bayernoil sarebbero rimaste a secco per diversi giorni, costrette a bruciare le scorte di riserva. L’oleodotto Tal, lungo 753 chilometri, collega il porto di Trieste alla Baviera ed è un’infrastruttura vitale per l’industria pesante tedesca; un’interruzione, anche breve, rappresenta un campanello d’allarme che nessuno può permettersi di ignorare.
L’ombra della Dda e i precedenti inquietanti
Se l’aspetto tecnico sembra chiaro (un traliccio è effettivamente caduto o è stato abbattuto), la natura intenzionale del gesto è al centro delle indagini. A occuparsi del caso non sono i carabinieri del nucleo operativo ordinario, ma un pool investigativo di altissimo profilo. Fonti qualificate hanno confermato all’ANSA che la Direzione Distrettuale Antimafia di Trieste, in stretta collaborazione con il Ros dei carabinieri, ha aperto un fascicolo per “approfondire le cause dell’interruzione della rete elettrica”. Questo livello di attenzione investigativa suggerisce che la pista dolosa, sebbene pubblicamente smentita dai vertici dell’oleodotto, venga presa estremamente sul serio dalla magistratura.
Non si tratta, peraltro, del primo episodio di tensione su questo snodo energetico. Per contestualizzare l’allarme, basta ricordare un inquietante precedente storico: nel lontano 1972, lo stesso oleodotto fu bersaglio di un attentato rivendicato dall’organizzazione palestinese Settembre Nero. Se in quell’occasione l’azione fallì a causa di errori tecnici dei terroristi, il timore oggi è che la sofisticatezza degli attacchi alle infrastrutture critiche sia cresciuta esponenzialmente, spostando l’attenzione sulla vulnerabilità dei sistemi di alimentazione elettrica esterni.
Le ripercussioni sul traffico delle petroliere
L’eco del disservizio si è riverberata fin nel Golfo di Trieste, dove nei giorni immediatamente successivi al danneggiamento si è registrato un insolito accumulo di navi cisterna in attesa di scaricare il greggio. Sebbene Tal abbia attribuito il fenomeno anche a concomitanti interventi di manutenzione programmata su uno dei due pontili del terminale marino – lavori previsti fino al 23 aprile – il coincidere delle due evenienze ha creato un collo di bottiglia logistico non indifferente. L’interruzione della linea elettrica ha di fatto disconnesso la spina che alimenta i motori del pompaggio, dimostrando quanto una singola infrastruttura “secondaria” (il traliccio di Terna) possa paralizzare una risorsa “primaria” come l’oleodotto.




