Il traliccio tagliato in Friuli e l’ombra del sabotaggio sull’oleodotto che rifornisce la Germania
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Redazione Interno
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Non era un cedimento del terreno, né un banale guasto tecnico. L’immagine del traliccio piegato su un fianco, in una zona impervia al confine tra il Friuli e l’Austria, racconta una storia molto più inquietante, che ora vede impegnati i servizi segreti italiani insieme ai loro omologhi tedeschi. L’episodio, avvenuto lo scorso 25 marzo nel comune di Tolmezzo (Udine), ha riguardato il sostegno numero 416 della linea a 132 kV Tolmezzo-Paluzza di Terna; un danno fisico che, come dimostrano le immagini esclusive ottenute dal Tg1, non è stato affatto casuale. Due dei piedi dell’impalcatura metallica sono stati tagliati in modo chirurgico, con un’accortezza che lascia intendere l’opera di mani esperte: l’obiettivo non era provocare il crollo istantaneo della struttura, bensì un lento collasso che interrompesse l’alimentazione senza allarmare subito i radar della sicurezza.
L’effetto domino sull’oleodotto Tal e le ripercussioni oltre confine
A risentire immediatamente di questa interruzione elettrica è stato un obiettivo considerato strategico per l’intera Europa: la Tal, l’Oleodotto Transalpino che parte dal porto di Trieste. È proprio quella la tubazione che alimenta il cuore industriale del Vecchio Continente, rifornendo di greggio Austria, Baviera e Repubblica Ceca. Il danneggiamento del traliccio ha costretto Terna a chiedere la disconnessione della stazione di pompaggio situata a Paluzza; un intervento necessario per mettere in sicurezza l’area, ma che ha immediatamente generato un effetto domino sulla catena di approvvigionamento. Oltre confine, la stampa tedesca (tra cui Business Insider e Welt am Sonntag) ha riportato i primi rallentamenti significativi, costringendo raffinerie di primaria importanza, come la Miro e la Bayernoil, ad attingere alle proprie riserve per tamponare il fermo operativo.
L’inchiesta della Dda e il ruolo dei Ros
Sebbene i vertici della Tal abbiano inizialmente cercato di ridimensionare l’accaduto, parlando di “normali disservizi tecnici” dovuti a molteplici occorrenze, la realtà investigativa è in netto contrasto con questa versione. La Procura di Trieste, attraverso la Direzione Distrettuale Antimafia, ha aperto un fascicolo e coordina le indagini del Ros dei Carabinieri. Non si tratta, come precisato più volte, di un attacco informatico: è stato un atto fisico, volontario e preciso. La natura del sabotaggio e la sua efficacia nell’interrompere i flussi energetici hanno fatto scattare immediatamente un livello di allerta altissimo, con l’intelligence italiana che lavora a stretto contatto con i servizi tedeschi per verificare l’esistenza di un disegno più ampio ai danni delle infrastrutture critiche europee.
Un precedente storico e la fragilità delle reti energetiche
Non è la prima volta, del resto, che questo oleodotto finisce nel mirino. Già nel 1972, l’organizzazione terroristica Settembre nero aveva tentato di colpire il Transalpino, sebbene alcuni errori logistici commessi allora limitarono i danni. Oggi, in un contesto geopolitico profondamente mutato e segnato da tensioni crescenti, la vulnerabilità di questi snodi strategici torna prepotentemente alla ribalta. Le immagini dei due piedi tagliati raccontano di un’operazione studiata per non lasciare nulla al caso; un avvertimento silenzioso sulla fragilità di quelle linee che, partendo dal porto di Trieste, attraversano le Alpi per tenere accese le industrie del Nord Europa.




