McLaren seconda forza a Suzuka: la rinascita passa dalla telemetria e dalla gestione dell’ibrido

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Redazione Sport Redazione Sport   -   A Suzuka, la McLaren ha conquistato un secondo posto prezioso con Oscar Piastri, un risultato che, a guardare i dati offerti dalla telemetria, racconta molto più di un semplice podio. Analizzando i confronti settoriali, emerge come la MCL40 sia riuscita a inserirsi nel duello tra Mercedes e Ferrari, tenendo testa a entrambe sia in qualifica sia nella domenica di gara, laddove appena due settimane prima, a Shanghai, la situazione era apparsa ben più critica con il doppio ritiro che aveva messo in luce alcune fragilità tecniche. Il salto di qualità compiuto dal team di Woking sembra dunque essere il frutto di un lavoro certosino sulla power unit, in particolare sulla gestione della componente ibrida, un aspetto che aveva tradito le aspettative nelle prime uscite stagionali.

Il confronto diretto con le rosse di Maranello

Osservando i dati raccolti durante le sessioni di prove libere e sviluppati poi nella corsa, ciò che balza all’occhio è il diverso utilizzo dell’energia elettrica. La Ferrari, pur trazionando bene in alcune sezioni, paga un deficit importante nella gestione dell’ibrido sui lunghi allunghi di Suzuka. La SF-26, stando alle analisi tecniche, sembra costretta a “sacrificare” più delle rivali per ottenere una resa inferiore: il lavoro di ricarica della batteria è meno efficiente rispetto a quello messo in atto dalla McLaren, che riesce a spremere la parte elettrica dal rettilineo principale fino alla prima curva con una continuità che manca alla vettura di Maranello. Se nel primo settore le due vetture viaggiano vicine, è nel corso del giro che la MCL40 guadagna terreno, sfruttando una curva di potenza che le consente di mantenere velocità di percorrenza più alte senza il degrado prestazionale che invece affligge la concorrenza diretta per il secondo posto in classifica costruttori.

La svolta inaspettata dopo il disastro cinese

Erano sorpresi anche loro, in casa McLaren, del passo che hanno avuto. Di condurre la gara per così tanti giri, di aver anche solamente pensato di poterlo vincere, questo Gran Premio del Giappone. Sono passate solamente due settimane dal doppio ritiro di Shanghai – dove nessuna delle due MCL40 aveva visto la bandiera a scacchi – ma sembra già passata una vita per il team anglo-statunitense. A Suzuka, invece, non solo Piastri è salito sul podio, ma Lando Norris, sebbene penalizzato da problemi tecnici occorsi nelle libere che ne hanno condizionato il fine settimana, è riuscito a portare a casa punti pesanti, dimostrando che la base di partenza per il resto della stagione è tutt’altro che compromessa. La rinascita della vettura papaya passa quindi attraverso una ritrovata affidabilità, ma anche e soprattutto attraverso una comprensione più profonda del software ibrido, un’area in cui la Mercedes, attuale dominatrice del campionato, aveva inizialmente preso il largo.

Le insidie nascoste nella telemetria

L’analisi telemetrica, in particolare quella relativa al confronto tra Piastri e Kimi Antonelli (vincitore del Gran Premio), rivela dettagli interessanti sulle strategie di mappatura del motore. Se Mercedes tende a “sacrificare” l’uso dell’ibrido nel rettilineo principale per poi scaricarlo tutto nello snake (il settore centrale), la McLaren ha trovato un compromesso più lineare, riuscendo a mantenere un passo costante senza i picchi di consumo che spesso mettono in crisi la durata delle gomme. Nel confronto con la Ferrari, invece, il vantaggio della MCL40 emerge nella sezione che va dalla curva 14 alla 130R, un tratto dispendioso per la batteria: mentre la Rossa deve concentrare l’energia per affrontare la curva ad alta velocità, la McLaren riesce a distribuirla meglio lungo tutto il giro. Un dettaglio, questo, che ha fatto la differenza nella tenuta del secondo posto, tenendo a bada le due SF-26 di Charles Leclerc e Lewis Hamilton, quest’ultimo a caccia di una maggiore potenza che a Suzuka non è riuscito a trovare. L’attenzione ora, per il team di Woking, si sposta inevitabilmente verso Miami, appuntamento tradizionalmente propizio per portare in pista aggiornamenti significativi in grado di consolidare questa ritrovata competitività.

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