Iran, il missile Fateh-110 cade sulla base in Kuwait e cinque americani restano feriti

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Non c’è pace in Medio Oriente, e l’ennesima conferma – se mai ce ne fosse bisogno – arriva dal deserto kuwaitiano. È accaduto alla base aerea di Ali Al Salem, soprannominata “The Rock” (un nome che evoca durezza, ma che stavolta non ha protetto nessuno), quando un missile balistico iraniano, un Fateh-110 lanciato dai Guardiani della Rivoluzione, è stato intercettato dalla contraerea locale. Peccato che i detriti, quelli che nessuno considera quando si parla di intercettazioni perfette, siano piombati giù ugualmente.

E l’impatto, per quanto indiretto, ha provocato il ferimento di cinque cittadini americani: un numero che comprende sia militari in servizio attivo, sia contractor, e che nessuno, a questo punto, può liquidare come “danno collaterale” trascurabile.

Droni da milioni di dollari in frantumi e una guerra che non si ferma

L’attacco, rivendicato come una ritorsione per un precedente raid statunitense nei pressi dell’aeroporto di Bandar Abbas (nel sud dell’Iran), ha avuto conseguenze che vanno ben oltre le lievi ferite riportate dai militari. Ci sono i numeri, innanzitutto, quelli che fanno sempre riflettere: due droni MQ-9 Reaper sono stati danneggiati gravemente nell’attacco missilistico (per la precisione, uno è stato completamente distrutto e almeno un altro è rimasto gravemente danneggiato), per un danno economico che, secondo le prime stime, supera abbondantemente i 30 milioni di dollari.

Un costo altissimo, insomma, che colpisce uno degli strumenti più sofisticati dell’arsenale americano. Ma al di là del valore materiale, è il messaggio politico a fare più rumore: Teheran, nonostante la guerra in corso e i continui bombardamenti subiti da febbraio, dimostra di avere ancora la capacità logistica e militare per colpire obiettivi sensibili, anche se indirettamente.

La fragilità di una tregua (e le sirene che suonano in Kuwait)

L’episodio si inserisce in un contesto già esplosivo. Il Kuwait, che pure ha attivato le sue difese aeree e ha visto le sirene risuonare fin sulla capitale, si è detto pronto a “prendere tutte le misure necessarie per preservare la propria sicurezza”. Un diritto, il suo, che nessuno può mettere in discussione, soprattutto quando i rottami di un missile finiscono sul proprio territorio.

La fragilità della situazione attuale (caratterizzata da un cessate il fuoco in vigore da aprile, ma violato più volte sia da Washington sia da Teheran) emerge con chiarezza da quanto accaduto; il governo kuwaitiano ha infatti condannato fermamente l’attacco, parlando di una “pericolosa escalation” e di una “violazione flagrante” della sovranità nazionale.

Cinque feriti e un equilibrio instabile nel Golfo

Le fonti citate da Bloomberg, che per prime hanno diffuso la notizia, parlano di feriti lievi, senza però specificare se qualcuno di loro abbia avuto bisogno di ricovero ospedaliero. Quel che è certo, in attesa di ulteriori aggiornamenti, è che la tensione resta altissima nello Stretto di Hormuz e nelle basi americane disseminate nella regione. L’attacco, infatti, non è un episodio isolato: rappresenta l’ultimo tassello di una strategia iraniana volta a mostrare i muscoli mentre, a livello diplomatico, si continua a parlare di possibili accordi per allentare le sanzioni.

Un gioco pericoloso, quello delle parti, dove un frammento di missile può ferire cinque soldati e devastare due droni, ricordando a tutti quanto sia sottile il confine tra la tregua e il baratro.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.