Chiavari dice addio a Sandro Giacobbe, il cantautore che non ha mai smesso di lottare

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Centinaia di persone, in un silenzio rispettoso che solo rari colpi di tosse interrompevano, hanno riempito i banchi della cattedrale di N.S. dell’Orto a Chiavari per l’ultimo saluto a Sandro Giacobbe. Gente comune, accorsa per quella voce che ha fatto da colonna sonora a tante estati, si è mescolata a volti noti del mondo dello spettacolo, creando una folla compatta e commossa che si è stretta attorno alla moglie Marina Peroni, la quale ha scelto un riserbo carico di dignità, ai figli e al fratello. Don Tommaso Mazza, celebrando le esequie, non ha mancato di ricordare, accanto alla lunga carriera artistica, le opere di beneficenza che il cantautore ha portato avanti con discrezione, segnando una vita che è stata, per sua stessa ammissione, tutt’altro che facile. Un’esistenza segnata, negli ultimi dieci anni, da una battaglia contro un tumore alla prostata, a cui si era aggiunto un meningioma, patologie che lo avevano costretto, come lui stesso aveva raccontato pubblicamente, a usare la carrozzina e a subire gli effetti della chemioterapia.

Il ricordo del figlio Andrea

Le parole più toccanti, quelle che hanno fatto vibrare l’aria della chiesa, sono arrivate dal figlio Andrea, che ha voluto condividere il suo ricordo attraverso un messaggio letto durante la cerimonia, trasmessa anche in diretta televisiva. “È stato il padre migliore del mondo”, ha dichiarato, consegnando ai presenti e a chi seguiva da casa l’immagine più intima e vera di un uomo che, nonostante le prove durissime, tra cui la malattia del figlio quando era bambino, non aveva mai perso il suo ruolo di riferimento affettivo. Un addio privato che è diventato pubblico, senza retorica, focalizzato sulla semplicità di un legame che va oltre la notorietà.

Una vita tra musica e prove difficili

La sua carriera, costellata di successi popolari, è stata infatti accompagnata da vicende personali molto dolorose, che lui stesso aveva affrontato con una riservatezza poi parzialmente superata per condividere, soprattutto in una recente intervista, la durezza della lotta contro la malattia. Aveva parlato, senza autocommiserazione, della perdita dei capelli e della necessità della carrozzina, dettagli che rendevano tangibile la sua fatica quotidiana. Una sofferenza che, in certi periodi, lo aveva portato a “chiudersi in casa per non farsi vedere”, come aveva confidato, dimostrando una vulnerabilità che si scontrava con l’immagine pubblica dell’artista sempre sorridente.

L’ultimo saluto tra il sagrato e i ricordi

Prima che il feretro entrasse in chiesa, sul sagrato della Madonna dell’Orto, gli amici più cari si erano raccolti attorno alla famiglia in un ultimo, silenzioso gesto di vicinanza. Tra loro c’era anche Fabrizio Brosio, che ha voluto così rendere omaggio a un collega stimato. La cerimonia, nel suo svolgersi semplice e intenso, ha delineato i contorni di una figura complessa: quella di un uomo che ha saputo dare molto, attraverso la sua musica e il suo impegno silenzioso, affrontando con coraggio privato un calvario di salute che ha caratterizzato gli ultimi anni della sua vita. Un addio che ha unito il ricordo dell’artista e quello dell’uomo, senza separarli.

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