Iraq, festa a Baghdad dopo il ritiro degli ultimi soldati americani

Iraq, festa a Baghdad dopo il ritiro degli ultimi soldati americani
Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo
ESTERI Preferisci Informazione.News su Google

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   A Baghdad migliaia di iracheni hanno celebrato la partenza degli ultimi soldati americani dal Paese, un passaggio che chiude oltre due decenni segnati dalla presenza militare degli Stati Uniti. Nella capitale le immagini mostrano festeggiamenti e colonne delle forze di sicurezza irachene in movimento tra bandiere e nastri tricolori. Il ritiro ha interessato soprattutto la base aerea di Erbil, nella regione semiautonoma curda, dalla quale è partito l’ultimo contingente statunitense. Per l’Iraq si conclude così una lunga fase iniziata con l’invasione guidata da Washington all’inizio del secolo.

Dall’invasione del 2003 al primo ritiro americano

La presenza militare statunitense affonda le sue radici nel 2003, quando gli Stati Uniti invasero l’Iraq sostenendo che il regime di Saddam Hussein disponesse di armi di distruzione di massa. Quelle armi non furono trovate e la giustificazione utilizzata per l’intervento si rivelò falsa. Il conflitto provocò devastazioni estese e la morte di centinaia di migliaia di persone, aprendo una fase di instabilità politica e di violenza dalla quale il Paese non si è ancora completamente ripreso. Saddam fu rovesciato, ma la caduta del regime non produsse una rapida normalizzazione e gli anni successivi furono caratterizzati da scontri armati e profonde fratture interne.

La prima grande uscita delle forze statunitensi arrivò nel 2011, quando Washington concluse formalmente la precedente missione militare e ritirò i propri soldati. Quell’uscita non segnò però la fine definitiva dell’intervento americano nel Paese. Tre anni più tardi l’ISIS conquistò Mosul e ampie porzioni del territorio iracheno e siriano, creando una nuova emergenza militare. Gli Stati Uniti tornarono quindi in Iraq nell’ambito della campagna contro il gruppo jihadista, dando inizio a una seconda fase della presenza militare che si sarebbe protratta per altri dodici anni.

L’ultimo contingente parte dalla base di Erbil

Mercoledì 30 settembre le ultime forze americane hanno completato la partenza dalla base aerea di Erbil. Il Pentagono ha descritto l’operazione come una «partenza ordinata», mentre nella capitale irachena le forze di sicurezza attraversavano le strade durante le celebrazioni per la fine della missione straniera. L’uscita coinvolge anche i contingenti internazionali presenti accanto agli Stati Uniti, tra cui soldati italiani, tedeschi, francesi e olandesi. La conclusione della missione riporta direttamente alle autorità irachene la responsabilità della sicurezza del territorio dopo una presenza straniera durata, con differenti forme e interruzioni, per oltre vent’anni.

Donald Trump ha presentato il ritiro come una vittoria e ha descritto l’intervento americano in Iraq come una costosissima discesa all’inferno determinata da decisioni sbagliate prese in passato. La conclusione della missione coincide con una fase nella quale il Paese si trova al centro delle tensioni che attraversano il Medio Oriente e deve gestire autonomamente gli equilibri interni e regionali. Il significato politico attribuito alle celebrazioni è quello della piena sovranità irachena dopo la partenza delle truppe straniere, mentre l’esperienza iniziata con la guerra contro Saddam Hussein si chiude dopo aver attraversato l’occupazione, il primo ritiro e il successivo ritorno delle forze occidentali contro l’ISIS.

Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.