"Mia sorella sta male", la chiamata al 118 con l'indirizzo sbagliato e la strage di Porcari

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un equivoco negli indirizzi, che qualcuno potrebbe definire fatale, ha segnato il tragico epilogo di quella serata di mercoledì a Porcari, nella provincia di Lucca, ritardando l'arrivo dei soccorsi mentre un gas invisibile e inodore, il monossido di carbonio, si diffondeva silenziosamente nell'abitazione di via Fosso Nuovo. La richiesta d'aiuto, partita intorno alle 20.30 dal cellulare di Hajdar Kola, ventiduenne, era stata concitata e disperata: un appello in cui si comunicava un malessere generale, un'emergenza da affrontare con la massima urgenza. L'allarme, tuttavia, venne inoltrato con coordinate imprecise, un dettaglio che – come emerso dalle prime ricostruzioni – avrebbe giocato un ruolo decisivo nel destino della famiglia, privandola di quei minuti preziosi che spesso separano la vita dalla morte.

La scoperta e il dramma dello zio sopravvissuto

Quando i primi soccorsi, dopo aver chiarito l'effettiva ubicazione, hanno fatto irruzione nell'appartamento, lo scenario che si è presentato ai loro occhi era di una desolazione assoluta. Arti Kola, il capofamiglia di 44 anni che lavorava come verniciatore, la moglie Jonida, casalinga di 48, il figlio Hajdar, giovane elettricista, e la figlia Xhesika, studentessa quindicenne appassionata di poesia, erano già privi di vita, sopraffatti dalle esalazioni della caldaia difettosa che aveva trasformato la loro casa in una trappola. L'unico sopravvissuto, il cui ricovero in codice rosso all'ospedale Cisanello di Pisa si è poi concluso con un miglioramento delle condizioni, è Turim Kola, zio delle vittime, il quale – appena uscito dalla struttura sanitaria – ha ripetuto, come in un ossessivo rosario, "non sono riuscito a salvarli", riferendo di essere svenuto dopo aver percepito i primi malori.

La vita della famiglia e le indagini in corso

I Kola, che da una decina d'anni risiedevano in Italia dopo un periodo trascorso in Grecia e si erano stabiliti in quella casa di Porcari solo da pochi mesi, vengono descritti da chi li conosceva come "gente perbene, onesta", una famiglia dedita al lavoro e sempre disponibile verso gli altri. Le indagini delle autorità competenti, coordinate dalla procura, si stanno ora concentrando proprio sull'impianto di riscaldamento, esaminando ogni possibile profilo tecnico e di manutenzione per accertare le precise dinamiche che hanno portato alla fuoriuscita del gas letale, un evento che ha coinvolto persino alcuni degli operatori intervenuti, intossicati seppur in misura non grave durante le operazioni di primo soccorso.

Un lutto che scuote il territorio

Il dolore, in casi come questi, travalica i confini della cerchia familiare per investire l'intero tessuto sociale di un territorio, lasciando una scia di interrogativi e di sgomento di fronte a una tragedia che appare, agli occhi di molti, ineluttabile e assurda. La morte di Xhesika, la figlia minore la cui sensibilità trovava espressione nella scrittura di versi, assume un carattere di particolare strazio, simboleggiando la cancellazione di un futuro e di una promessa. La vicenda, al di là degli aspetti giudiziari e delle verifiche tecniche, impone una riflessione stringente sulla sicurezza degli impianti domestici, spesso sottovalutata, mentre la cronaca nera – come in questo frangente – registra un altro capitolo segnato dalla combinazione di fatalità e negligenze.

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