Rivolta a Marassi, indagini per tortura su detenuto 18enne seviziato in cella

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un caso di violenza carceraria, che ha scatenato una rivolta nel penitenziario di Marassi a Genova, è ora al centro di un’inchiesta per tortura. La vittima, un diciottenne detenuto, sarebbe stata sequestrata e sottoposta a sevizie per almeno due giorni da altri quattro reclusi, prima che la sommossa ne portasse alla luce le condizioni. Sul suo corpo, secondo indiscrezioni, sono state riscontrate ustioni – probabilmente provocate con liquidi bollenti – e sfregi permanenti sul viso, tra cui tatuaggi umilianti eseguiti forzatamente.

La magistratura, attraverso il pm titolare delle indagini sulle fasce deboli, interroggerà oggi il giovane nel "repartino" dell’ospedale San Martino, dove è ricoverato sotto sedazione. Le sue dichiarazioni saranno cruciali per ricostruire dinamiche e responsabilità, considerando che, secondo gli inquirenti, nessuno avrebbe notato quanto stava accadendo nella cella della prima sezione. Intanto, la giudice Angela Nutini ha accolto la richiesta dell’avvocato Celeste Pallini, disponente gli arresti domiciliari in ospedale con scorta, mentre si cerca una struttura adatta ad accogliere il ragazzo dopo le dimissioni.

Parallelamente, il ministero della Giustizia – tramite il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria – ha avviato verifiche sull’accaduto, incluso il presunto stupro di gruppo. I quattro aggressori, due italiani e due stranieri, avrebbero tenuto il giovane in stato di soggezione per oltre 48 ore, sfregiandolo e abusando di lui prima che la protesta di un centinaio di detenuti richiamasse l’attenzione sulle violenze.

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